Lo scontro tra Marco Travaglio e Leonardo Maria Del Vecchio si sposta sulle pagine del Fatto Quotidiano. Nell’editoriale pubblicato il 28 ottobre 2026, il direttore del giornale ribadisce la contrarietà dei soci fondatori alla cessione delle proprie quote della società editrice Seif e chiarisce la posizione della testata: «Il Fatto non è in vendita».
Il titolo scelto da Travaglio, «Razza padroncina», richiama il saggio Razza padrona – Storia della borghesia di stato, scritto da Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani e pubblicato da Feltrinelli nel 1974. Un riferimento che il direttore utilizza per criticare quello che considera un tentativo di acquisizione del quotidiano da parte dell’imprenditore.
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Travaglio afferma che lui e gli altri soci fondatori hanno chiarito fin dall’inizio di non essere interessati a vendere le proprie partecipazioni. Tra i nomi citati nell’editoriale figurano Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Peter Gomez, Marco Lillo, Luca d’Aprile e Francesco Aliberti.
La difesa dell’indipendenza del quotidiano

Nel suo intervento, il direttore insiste sul modello editoriale ed economico del Fatto Quotidiano, rivendicando la scelta di rinunciare ai finanziamenti pubblici. Secondo quanto scrive, anche quest’anno la testata avrebbe rinunciato a un contributo statale di 762mila euro, che sarebbe spettato in base alle copie stampate.
Travaglio collega questa scelta alla risposta dei lettori, sostenendo che la crescita degli abbonamenti digitali abbia consentito al giornale di raggiungere il terzo posto tra i quotidiani generalisti italiani per copie vendute, anziché per copie semplicemente stampate.
Il direttore presenta questo risultato come la conferma di un rapporto solido con la propria comunità di lettori, che considera fondamentale per mantenere l’autonomia della testata. Si tratta della ricostruzione proposta nell’editoriale, nel quale la sostenibilità economica viene collegata direttamente all’indipendenza dalle risorse pubbliche e dagli interessi di grandi gruppi imprenditoriali.
«Il giornale che osa fare le pulci al potere»
Un altro passaggio centrale riguarda il ruolo del giornalismo investigativo. Travaglio sostiene che un imprenditore possa essere interessato ad acquistare una testata proprio perché questa esercita un controllo critico sul potere economico e politico.
Nell’editoriale cita altri grandi imprenditori e gruppi editoriali, italiani e internazionali, per contestualizzare la propria critica. Il riferimento è a un sistema nel quale, secondo la sua lettura, la concentrazione della proprietà dei media può incidere sull’autonomia dell’informazione.
«Del giornalismo investigativo che controlla il potere anziché esserne controllato resterebbe ben poco», scrive Travaglio, spiegando perché considera importante impedire che il quotidiano perda la propria indipendenza. La posizione espressa dal direttore è quindi netta: la proprietà del giornale e la sua autonomia editoriale sono aspetti che, a suo giudizio, non possono essere separati.
La conclusione di Travaglio ai lettori
Il direttore chiude l’intervento rivolgendosi direttamente al pubblico del quotidiano e chiedendo ai lettori di sostenere il giornale nella fase di confronto con Del Vecchio. «Con il vostro aiuto, cari lettori, cercheremo di deluderli anche questa volta», scrive, ribadendo la volontà di non cedere alle pressioni che, nella sua interpretazione, accompagnano la vicenda.
La disputa si inserisce in un confronto più ampio sul futuro del Fatto Quotidiano, sulla proprietà della società editrice Seif e sul rapporto tra grandi patrimoni e mezzi di comunicazione. Al centro resta la posizione dichiarata da Travaglio: i soci fondatori non intendono vendere le proprie quote e rivendicano l’indipendenza del giornale.