domenica, Giugno 28

“Perché esce dal carcere”: Alessandro Venier, la decisione sulla compagna

Omicidio di Alessandro Venier: la compagna esce dal carcere, trasferita in una struttura protetta

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Una svolta significativa ha scosso l’indagine sull’omicidio di Alessandro Venier, avvenuto a Gemona del Friuli. Mailyn Castro Monsalvo, la compagna della vittima e madre della loro figlia di sei mesi, è stata scarcerata.

Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Udine, Mariarosa Persico. La donna sarà ora ospitata in una struttura protetta a Venezia, dove potrà accudire la bambina nata dalla relazione con Venier. Si tratta di una misura che rientra nelle nuove disposizioni normative a tutela delle madri detenute con figli in tenera età.

 

Nuova legge per le madri detenute: scarcerazione condizionata

La decisione del gip è arrivata in seguito all’istanza presentata dalla difesa, rappresentata dall’avvocata Federica Tosel. La richiesta si fondava sulla legge introdotta nell’aprile 2025, che prevede misure meno restrittive per le donne detenute con figli minori di un anno. La norma ha l’obiettivo di garantire il diritto dei bambini alla presenza materna, compatibilmente con le esigenze cautelari del procedimento penale in corso.

 

Nonostante la scarcerazione, Mailyn Castro Monsalvo resta formalmente indagata per omicidio pluriaggravato. Secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo determinante nella pianificazione del delitto, anche se non avrebbe eseguito materialmente l’omicidio.

 

Un delitto efferato all’interno della casa di famiglia

Il corpo di Alessandro Venier è stato ritrovato in condizioni raccapriccianti nella casa di famiglia situata a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Secondo quanto emerso dalle indagini preliminari, il delitto sarebbe avvenuto in presenza della figlia neonata della coppia, fatto che ha aggiunto un ulteriore elemento di gravità al caso. Gli inquirenti ritengono che l’omicidio sia stato frutto di una premeditazione, ipotizzando che sia stato pianificato con cura e freddezza.

 

Lorena Venier, madre della vittima, accusata di essere l’esecutrice materiale

Un altro aspetto sconvolgente dell’indagine riguarda il coinvolgimento della madre della vittima, Lorena Venier, attualmente detenuta nel carcere di Trieste. Le autorità giudiziarie la ritengono l’autrice materiale dell’omicidio. Anche per lei è stata confermata la custodia cautelare in carcere, con le stesse aggravanti attribuite alla compagna del figlio: premeditazione, vincolo familiare e presenza di un minore durante l’esecuzione del delitto.

 

Secondo la ricostruzione della Procura, Lorena e Mailyn avrebbero agito in concerto, condividendo il piano omicida. Si sospetta che Mailyn abbia istigato la suocera, spingendola ad agire, e che entrambe fossero consapevoli delle conseguenze.

 

Confessioni e tensioni familiari prima del delitto

Alcuni dettagli emersi dalle testimonianze stanno contribuendo a delineare un quadro sempre più inquietante. In particolare, la stessa Lorena Venier avrebbe dichiarato, in precedenti colloqui informali, di essere preoccupata per l’incolumità della nuora. Avrebbe raccontato che Mailyn, in un momento di esasperazione, le avrebbe confidato una frase agghiacciante: “L’unico modo per fermarlo è ucciderlo”. Un’affermazione che, se confermata, potrebbe rappresentare un elemento chiave per dimostrare la premeditazione del gesto.

 

Questi elementi fanno pensare a un contesto familiare teso e fortemente destabilizzato, in cui rancori, paure e violenze latenti si sarebbero sommati fino a sfociare in una tragedia.

 

La fuga in Colombia mai realizzata

Un altro dettaglio emerso durante l’indagine riguarda un possibile tentativo di espatrio da parte della vittima. Alessandro Venier, secondo fonti investigative, stava pianificando una partenza imminente per la Colombia, insieme a Mailyn e alla loro figlia. Tuttavia, tale piano sarebbe stato ostacolato da una condanna penale per lesioni personali gravi che stava per diventare esecutiva. La condanna, infatti, gli avrebbe impedito di lasciare l’Italia.

 

Mailyn, secondo quanto riferito agli inquirenti, non condivideva l’idea della fuga e si sarebbe opposta al progetto del compagno. Questa divergenza potrebbe aver contribuito ad acuire il conflitto all’interno della coppia.

 

Il passato controverso di Alessandro Venier

Il profilo di Alessandro Venier, alla luce delle indagini, appare piuttosto controverso. L’uomo aveva collezionato diverse denunce nel corso degli anni, seppur per reati minori. Tra queste figurano segnalazioni per coltivazione di sostanze stupefacenti, maltrattamenti di animali, procurato allarme, atti osceni in luogo pubblico e minacce. Era noto alle forze dell’ordine anche per il possesso non autorizzato di residuati bellici.

 

Nelle ultime ore, alcuni video compromettenti che ritrarrebbero Venier in atteggiamenti discutibili sono circolati sui social network, alimentando un acceso dibattito pubblico. Questi materiali stanno contribuendo a delineare una personalità complessa, oggetto di giudizi contrastanti tra chi lo descriveva come una vittima e chi invece sottolinea i lati oscuri della sua condotta.

 

Indagini ancora in corso per fare piena luce

La Procura di Udine, al momento, sta proseguendo le indagini per chiarire ogni dettaglio di questa drammatica vicenda. Gli inquirenti vogliono capire con precisione le responsabilità dei soggetti coinvolti, distinguendo tra chi ha agito, chi ha istigato e chi ha taciuto. La complessità dell’indagine è aggravata dal fatto che al centro della tragedia vi è una neonata, ora trasferita in una struttura protetta insieme alla madre, nella speranza di offrirle almeno un ambiente più sereno e stabile.

 

L’omicidio di Alessandro Venier si configura come un caso intricato, dove si intrecciano dinamiche familiari, violenze mai denunciate apertamente, e un contesto psicologico fortemente compromesso. Nei prossimi mesi, sarà compito della magistratura accertare la verità e stabilire le responsabilità in un quadro che continua a rivelare nuovi risvolti inquietanti.

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