lunedì, Giugno 15

Pietracatella, madre e figlia avvelenate con la ricina: denunciata un’amica per favoreggiamento

Una svolta investigativa rischia di riscrivere il quadro attorno al giallo di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove lo scorso dicembre Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi sono morte dopo essere state avvelenate con la ricina. Nell’ambito delle indagini, un’amica della famiglia è stata denunciata per favoreggiamento: avrebbe taciuto un dettaglio ritenuto fondamentale dagli inquirenti.

Il dettaglio nascosto agli inquirenti

Pietracatella, in provincia di Campobasso, teatro del giallo del duplice avvelenamento con la ricina

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Secondo quanto emerso, la donna avrebbe omesso di riferire che Antonella Di Ielsi intendeva divorziare dal marito, Gianni Di Vita. Un elemento che, agli occhi di chi indaga, contribuirebbe a delineare il clima familiare in cui è maturata la tragedia, e che inizialmente non era emerso dalle testimonianze delle persone più vicine al nucleo.

La ricostruzione documentale ha infatti restituito una realtà diversa da quella tratteggiata in un primo momento. In diversi messaggi privati, la vittima avrebbe confidato all’amica i problemi con il coniuge, chiedendole persino aiuto per individuare un avvocato divorzista.

Le audizioni e la linea della reticenza

Davanti agli investigatori della Squadra Mobile, però, la testimone avrebbe negato di essere a conoscenza dei dissidi della coppia, mantenendo una linea di assoluta reticenza che ha insospettito gli inquirenti. Un atteggiamento vagliato a lungo, nel tentativo di colmare i vuoti narrativi anche attraverso l’analisi tecnica dei dispositivi elettronici delle vittime.

Anche durante la terza audizione, secondo quanto riferito, la donna avrebbe continuato a dichiarare di non essere al corrente di tensioni tra i due coniugi, ignorando le contestazioni formali messe a verbale. Una posizione che si è incrinata soltanto di fronte all’evidenza documentale.

La svolta e la denuncia

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