Una gaffe, una battuta e un cane al guinzaglio. Giuseppe Conte ha vissuto un momento di imbarazzo — e di ilarità — al momento di esercitare il suo diritto di voto al referendum costituzionale sulla giustizia. Il leader del Movimento 5 Stelle si è presentato al seggio di via Giulia a Roma accompagnato dal suo cane Oscar, ha salutato gli scrutatori con la consueta affabilità — e solo a quel punto si è reso conto di aver lasciato la tessera elettorale nella giacca, rimasta fuori dalla cabina.

Leggi anche:Vannacci, il sondaggio Ghisleri: quanti italiani lo promuovono e perché cresce
Leggi anche:Crosetto boccia Vannacci: “È il più grande regalo alla sinistra, rischia di farci perdere”
Leggi anche:Meloni, la decisione su Trump: “Non possiamo permettercelo”
Niente di grave — ma abbastanza per costringerlo a uscire e rientrare prima di poter esprimere la propria preferenza. Un piccolo contrattempo che non ha tolto nulla al tono sereno della visita al seggio, né al consueto richiamo alla partecipazione civica che Conte non manca mai di ribadire in queste occasioni.
Una volta depositata la scheda nell’urna, Conte ha lasciato spazio alle battute. Alla domanda dei cronisti su quanto tempo avesse impiegato a votare, la risposta è stata secca e ironica: “Sono stato rapido? Sì, avevo le idee chiare.” Una frecciata velata al tema del referendum, su cui il M5S si è schierato compattamente per il No.
Ma il momento più leggero è arrivato con Oscar, il cane che lo accompagnava al guinzaglio. Mostrandolo ai presenti, Conte ha glissato con una battuta: “Il cane non vota perché non è andato a scuola. Non si è informato e non può votare.” Una risposta che ha strappato qualche risata e alleggerito l’atmosfera di una giornata politicamente carica.
Sui social, Conte ha scelto invece la sobrietà: nessun appello esplicito al voto, nessun messaggio politico diretto. Solo una foto in cui inserisce la scheda nell’urna, con la scritta sobria “Buon voto a tutti” — un gesto di equilibrio in una giornata in cui il silenzio elettorale era già stato abbondantemente violato da altri.