martedì, Giugno 30

Referendum giustizia, dove vince il Sì in Italia: la mappa

Il referendum sulla giustizia consegna a livello nazionale una vittoria del No, ma il quadro territoriale racconta una geografia politica molto più articolata. Nel Nord Italia, infatti, il Sì alla riforma si impone con chiarezza in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, confermando una spaccatura evidente tra le diverse aree del Paese e restituendo una lettura territoriale del voto che pesa già sul dibattito politico del dopo-referendum.

Se il risultato complessivo boccia la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, nelle regioni del Nord-Est e in Lombardia emerge invece un orientamento favorevole al cambiamento. Sono territori dove l’affluenza è stata alta, spesso superiore alla media nazionale, e dove il Sì ha raccolto percentuali significative, in netta controtendenza rispetto al dato generale italiano.

Lombardia, il Sì supera il 53%

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In Lombardia il Sì risulta avanti con il 53,64%, mentre il No si ferma al 46,36%, con oltre metà delle sezioni ormai consolidate nel dato finale. Si tratta di un risultato politicamente rilevante perché arriva nella regione più popolosa d’Italia, da sempre osservata speciale in ogni consultazione nazionale.

Ancora più significativo il dato sulla partecipazione: l’affluenza ha raggiunto il 63,76%, ben oltre la media nazionale che si è attestata poco sotto il 59%. In pratica quasi due elettori su tre si sono recati alle urne, segnale di un coinvolgimento molto forte su un quesito che alla vigilia veniva ritenuto tecnico e poco mobilitante.

Provincia per provincia, la Lombardia mostra una partecipazione altissima: Bergamo guida con il 65,26%, seguita da Lecco con il 64,95%, Monza e Brianza con il 64,85%, Brescia con il 64,74% e Milano con il 64,6%. Anche i territori con i dati più bassi restano sopra livelli molto solidi, come Sondrio che comunque supera il 59%.

Veneto, la regione dove il Sì corre di più

È però il Veneto a registrare uno dei risultati più netti a favore della riforma. Qui il Sì vola al 57,95%, mentre il No si attesta al 42,05%. Una forbice ampia, che trasforma la regione in una delle vere roccaforti del fronte favorevole alla revisione costituzionale.

Anche in Veneto la partecipazione è stata altissima: l’affluenza definitiva è al 63,46%, quindi nettamente superiore al dato medio nazionale. È un elemento tutt’altro che secondario, perché rafforza la legittimazione politica del risultato regionale e mostra come il voto non sia stato spinto solo dai segmenti più motivati, ma da una base elettorale molto larga.

Tra le province venete spicca Padova, dove ha votato il 65,93% degli aventi diritto. Seguono Verona con il 63,96%, Vicenza con il 63,61%, Treviso con il 63,17% e Venezia con il 62,36%. Anche Rovigo e Belluno, pur restando più indietro, si collocano attorno o sopra il 59%.

Friuli Venezia Giulia conferma il trend nordista

Il Friuli Venezia Giulia si allinea a Lombardia e Veneto e premia il Sì con il 54,43%, contro il 45,57% del No. Anche qui il messaggio politico è chiaro: una larga parte dell’elettorato regionale ha scelto di sostenere la riforma, distinguendosi dal resto del Paese.

L’affluenza si è attestata al 61,63%, anche in questo caso oltre la media italiana. A livello provinciale, la più alta partecipazione si registra a Pordenone con il 62,84%, seguita da Gorizia al 62,03%, Udine al 61,86% e Trieste al 59,25%. Nel comune di Trieste, il dato finale si ferma poco sotto il 59%, comunque molto elevato.

Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta restano in bilico

Più incerta, invece, la situazione in Trentino-Alto Adige, dove nelle prime fasi dello scrutinio il Sì risultava avanti di misura con il 50,71% contro il 49,29% del No. Un margine stretto, insufficiente per una lettura definitiva, anche perché mancavano ancora molte sezioni decisive, comprese quelle dei capoluoghi.

Il dettaglio provinciale mostrava un Sì al 51,34% nella provincia di Trento e al 50,33% in quella di Bolzano. Un equilibrio fragile, destinato a oscillare fino alle ultime schede.

Anche la Valle d’Aosta si muoveva sul filo, con un testa a testa quasi perfetto: Sì al 49,79% e No al 50,21%. Nel comune di Aosta, invece, risultava avanti il No, segnale di una competizione aperta fino all’ultimo voto.

Il Nord vota diversamente dal resto del Paese

Il dato più interessante, al di là del verdetto nazionale, è proprio la frattura geografica emersa dallo scrutinio. Mentre il No si afferma in gran parte delle regioni italiane, il Sì trova le sue roccaforti in tre aree chiave del Nord, tutte accomunate da un’alta partecipazione e da un orientamento politico che sembra aver letto la riforma in modo diverso rispetto al resto d’Italia.

Non è un dettaglio marginale. Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia non sono soltanto tre regioni favorevoli alla riforma: sono tre territori economicamente forti, politicamente rilevanti e tradizionalmente molto sensibili ai temi dell’efficienza istituzionale e del funzionamento dello Stato.

Una mappa che peserà nel dopo-referendum

La vittoria del No chiude la partita formale sul piano nazionale, ma la mappa del voto apre già una nuova fase politica. Il fatto che il Sì abbia prevalso proprio in alcune delle regioni più produttive e partecipative del Paese offrirà inevitabilmente materiale di riflessione sia al governo sia alle opposizioni.

Per la maggioranza, questi dati consentono di rivendicare che la riforma non è stata respinta in modo uniforme e che, anzi, una parte rilevante dell’Italia l’ha sostenuta con convinzione. Per il fronte del No, invece, resta il successo complessivo nazionale, ma con la consapevolezza che il voto del Nord racconta un disagio istituzionale e una domanda di cambiamento che continueranno a pesare nel dibattito pubblico.

Il referendum si chiude quindi con due verità parallele: il No vince in Italia, ma il Sì trova nel Nord la sua base più solida. Ed è da questa contraddizione politica e territoriale che ripartirà lo scontro dei prossimi mesi.