domenica, Luglio 5

Renzi choc, duro attacco al Pd: cosa succede

Matteo Renzi contro la sinistra:

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Matteo Renzi torna al centro del dibattito politico con una serie di dichiarazioni forti che scuotono il panorama del centrosinistra. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, il leader di Italia Viva si scaglia contro il Partito Democratico, la CGIL e la sinistra in generale, accusandoli di essere più concentrati sul fare i conti con il passato che sul contrastare il governo attuale guidato da Giorgia Meloni.

Renzi affronta a muso duro il tema del referendum promosso dalla CGIL per l’8 e 9 giugno, sottolineando come, secondo lui, l’astensione sia una scelta pienamente legittima. “Non capisco questa ossessione per chi si astiene. È sempre stato così: quando conviene, i partiti spingono per non far raggiungere il quorum. Non si può usare due pesi e due misure”, afferma.

“Il referendum è un assist alla destra”

Secondo l’ex presidente del Consiglio, i quesiti referendari rappresentano un’opportunità persa per il centrosinistra. Anziché mettere in discussione le politiche dell’attuale esecutivo, l’iniziativa referendaria promossa dalla CGIL prende di mira leggi e riforme varate dai governi precedenti, tra cui proprio quelli a guida Renzi e Gentiloni.

“È un paradosso grottesco: mentre l’esecutivo Meloni mostra evidenti segni di debolezza, la sinistra cosa fa? Si concentra sul demolire il Jobs Act, il decreto Poletti o la riforma della pubblica amministrazione di Madia. Ma oggi al governo non ci sono più quei ministri. Oggi ci sono Salvini, Lollobrigida, Urso. Perché non si parla di loro?”, si chiede Renzi.

Il leader di Italia Viva interpreta questa dinamica come una sorta di regolamento di conti interno alla sinistra, piuttosto che una vera opposizione al governo in carica.

Renzi: “Io voto, ma con giudizio

Pur dichiarando che astenersi è una scelta legittima, Renzi ha annunciato che andrà a votare. La sua posizione però è ben differenziata rispetto a quella della CGIL. “Io voterò sì solo per la proposta che vuole dimezzare i tempi per ottenere la cittadinanza. Ma per quanto riguarda i quesiti che toccano il Jobs Act, voterò no”, chiarisce.

Renzi contesta anche l’idea, diffusa da molti promotori del referendum, che un eventuale esito favorevole possa riportare in vita l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. “Non è vero che con il sì tornerà l’articolo 18. Anzi, in caso di vittoria referendaria si rischia un peggioramento delle tutele. Si passerebbe da 36 mesi di indennizzo a 24. Non è un passo avanti, ma un passo indietro”.

E aggiunge: “Il problema è che ormai nessuno si prende più la briga di leggere i testi dei quesiti. Si vota sull’onda delle emozioni, senza capire davvero cosa si sta abrogando o modificando”.

La Russa e il diritto all’astensione

Renzi ha anche commentato le polemiche sorte attorno a Ignazio La Russa, presidente del Senato, per le sue dichiarazioni a favore dell’astensione. “La Russa è spesso inopportuno, interpreta un ruolo istituzionale in maniera discutibile. Ma ha detto una cosa vera: astenersi è un diritto”.

Renzi coglie l’occasione per ricordare che anche il centrosinistra ha utilizzato lo strumento dell’astensione in passato per orientare l’esito di referendum. “Nel 2016, quando ero segretario del PD, ho sostenuto l’astensione al referendum sulle trivelle. E nel 2003 furono i Democratici di Sinistra a fare lo stesso contro le proposte di Bertinotti. È una prassi consolidata nella nostra politica”.

Il Pd ha abbandonato la linea riformista

Uno dei passaggi più critici dell’intervista riguarda l’evoluzione del Partito Democratico sotto la guida di Elly Schlein. Renzi denuncia apertamente quello che definisce un tradimento della vocazione riformista del partito. “Il PD di oggi ha rinnegato la sua anima riformista. Schlein ha chiarito che le politiche della terza via, quelle ispirate a Blair o a Clinton, non hanno più spazio”.

L’ex premier punta il dito contro l’incoerenza di alcuni esponenti dem che oggi appoggiano il referendum abrogativo del Jobs Act, dopo aver contribuito ad approvarlo. “Che credibilità può avere chi ha sostenuto il Jobs Act e ora vuole cancellarlo? Cosa dicono Orlando o Franceschini? C’erano anche loro nel mio governo. Serracchiani e Madia lavoravano su quelle riforme. Ora fanno finta di nulla?”.

Un attacco frontale a Giorgia Meloni

Non manca, naturalmente, un duro attacco al governo in carica. Renzi descrive un’Italia in seria difficoltà economica e sociale: “La produzione industriale è negativa da oltre due anni, i salari sono fermi, le pensioni non crescono e sempre più famiglie si rivolgono alla Caritas per sopravvivere”.

Secondo Renzi, il governo Meloni è incapace di offrire risposte concrete. “La premier vive in una bolla. Dice che va tutto bene, ma la realtà è un’altra. Anche in politica estera stiamo pagando scelte scellerate: ci siamo isolati in Europa per rincorrere Trump e i suoi dazi”.

Renzi definisce la leadership della Meloni “né carne né pesce”, e sottolinea come, in un momento storico così delicato, l’Italia avrebbe bisogno di una guida forte e credibile, che invece, a suo avviso, manca completamente.