Caso Resinovich, bluff del tecnico smascherato
La confessione del tecnico si rivela falsa: parte la denuncia
Nuovo clamoroso sviluppo nell’inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich. Nei giorni scorsi era emersa la dichiarazione di un tecnico dell’obitorio, il quale si era autoaccusato di aver provocato accidentalmente una frattura alla vertebra T2 del cadavere della donna. Oggi, però, quella versione crolla: l’uomo è stato querelato per falso.
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L’annuncio arriva dall’avvocato Nicodemo Gentile, legale del fratello della vittima, Sergio Resinovich. A smascherare il “bluff” sono stati i risultati di una revisione specialistica delle immagini TAC del corpo, effettuate l’8 gennaio 2022, che confermano come la frattura fosse già presente all’epoca.
Chi è il tecnico querelato? E perché ha parlato solo ora?
Secondo Gentile, la versione fornita dal tecnico non è solo infondata, ma sospetta: «Sergio Resinovich ha chiesto di approfondire il motivo di queste sue mendaci e tardive dichiarazioni, di capire se sta aiutando o coprendo qualcuno». L’obiettivo è chiarire da chi potrebbe essere stato manovrato e quali contatti avesse con altre persone coinvolte nella vicenda. Vediamo cos’ha fatto il fratello di Liliana nei confronti del tecnico.
Il fratello della vittima ha inoltre “già richiesto al ministro della Salute una tempestiva e rigorosa ispezione sul Reparto in cui questo soggetto lavora, per capire come sia possibile che nessuno mai si sia accorto del fatto che questo mitomane, senza rispetto per i poveri cadaveri e per i seri colleghi che lavorano nella struttura, abbia trasformato, come si evince dalle sue straripanti pagine social, un luogo ieratico qual è una sala autoptica, in una rumorosa sagra di paese”.
L’indagine sull’omicidio continua: marito indagato
Liliana Resinovich era scomparsa il 14 dicembre 2021. Il suo corpo fu ritrovato il 5 gennaio 2022 nel parco di San Giovanni, a Trieste. Lo scorso marzo, i super consulenti nominati dagli inquirenti hanno ipotizzato che la morte sia avvenuta il giorno stesso della scomparsa.
Il caso è tutt’altro che chiuso: di recente, il marito della donna, Sebastiano Visintin, è stato iscritto nel registro degli indagati. Gli inquirenti analizzeranno nuovamente i cellulari della vittima, con l’obiettivo di recuperare anche dati cancellati. Ogni dettaglio può essere decisivo in un’indagine che, a tre anni dai fatti, continua a riservare sorprese.
La domanda ora è una sola: chi ha davvero qualcosa da nascondere?
