Dietro le mura del carcere dove si trova rinchiuso dopo il drammatico episodio avvenuto nel centro di Modena, Salim El Koudri avrebbe iniziato a mostrare segnali che stanno attirando sempre più attenzione da parte degli investigatori e dell’opinione pubblica.
Il caso continua infatti a scuotere l’Italia intera dopo l’attacco che ha provocato numerosi feriti e gettato nel caos il centro della città emiliana. Le indagini proseguono senza sosta e nelle ultime ore sarebbero emersi nuovi dettagli legati allo stato mentale e alle dichiarazioni del 31enne accusato della strage.
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Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire non soltanto la dinamica dell’accaduto, ma soprattutto il percorso personale e psicologico dell’uomo negli ultimi anni. Tra isolamento, difficoltà lavorative, cure psichiatriche interrotte e messaggi controversi inviati in passato, il quadro continua a diventare sempre più complesso.
Le indagini tra passato, mail e isolamento

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, Salim El Koudri avrebbe vissuto negli ultimi anni una situazione di crescente isolamento sociale. Laureato in Economia, avrebbe faticato a trovare stabilità lavorativa, maturando nel tempo un forte senso di frustrazione personale.
Al centro delle verifiche investigative ci sono anche alcune email inviate anni fa all’Università di Modena e Reggio Emilia, nelle quali il 31enne avrebbe manifestato rabbia e disagio nei confronti della propria situazione.
Gli investigatori stanno inoltre analizzando dispositivi elettronici, vecchi contenuti social e testimonianze di persone che lo conoscevano, nel tentativo di capire se vi siano stati segnali ignorati o sottovalutati.
Al momento, però, le autorità continuano a escludere collegamenti concreti con organizzazioni terroristiche strutturate.
Le dichiarazioni dal carcere
Uno degli aspetti che più stanno facendo discutere riguarda proprio il comportamento di El Koudri durante gli incontri con il proprio legale all’interno del carcere.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Fausto Gianelli, il 31enne apparirebbe in uno stato di forte confusione mentale, incapace di ricostruire con lucidità quanto accaduto il giorno dell’attacco.
Il legale ha raccontato che il suo assistito avrebbe chiesto di ricevere una Bibbia. Una richiesta che avrebbe sorpreso anche la difesa, considerando che, secondo quanto emerso, l’uomo non sarebbe stato particolarmente religioso.
“Gli ho chiesto se volesse parlare con un imam e mi ha risposto: meglio un prete”, avrebbe spiegato l’avvocato nelle ultime ore.
Secondo la difesa, El Koudri continuerebbe a ripetere frasi confuse legate alla convinzione che quel giorno sarebbe morto, senza però riuscire a spiegare il motivo del gesto compiuto.
Il nodo della salute mentale
Proprio il tema della salute mentale è diventato centrale nel dibattito pubblico seguito ai fatti di Modena.
Dalle informazioni emerse finora, il 31enne sarebbe stato seguito da un centro di salute mentale tra il 2022 e il 2024 per problematiche legate a disturbi della personalità e a un forte isolamento psicologico.
Secondo chi lo conosceva, negli ultimi mesi avrebbe progressivamente interrotto i rapporti sociali, trascorrendo molto tempo chiuso in casa e mostrando segnali di crescente disagio.
Gli investigatori stanno ora cercando di capire se il peggioramento delle sue condizioni possa aver avuto un ruolo determinante nella tragedia avvenuta nel centro di Modena.
La città ancora sotto shock
Intanto Modena continua a fare i conti con le conseguenze di quanto accaduto.
Le persone rimaste ferite durante l’attacco sono ancora ricoverate in diversi ospedali della regione, mentre l’intera comunità cittadina resta profondamente colpita dalle immagini di quei momenti di panico.
La magistratura prosegue gli accertamenti per chiarire definitivamente il movente e le responsabilità del gesto, mentre il dibattito politico e sociale continua ad accendersi tra sicurezza, integrazione e gestione del disagio psichico.