venerdì, Agosto 7

Scontro Conte-Meloni dopo la commissione Covid: il botta e risposta social tra i due leader

L’audizione di Giuseppe Conte davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid ha avuto una coda destinata a pesare ben oltre i confini dell’aula: un botta e risposta diretto, consumato via social a poche ore di distanza, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Uno scontro frontale che ha spostato in pochi minuti il baricentro del confronto dal merito della pandemia al terreno pienamente politico, assumendo toni che sanno già di campagna elettorale. E che, con ogni probabilità, non rappresenta l’ultimo capitolo di un duello destinato a proseguire nelle prossime settimane.

Per capire cosa è successo tra i due leader conviene fare un passo indietro, all’origine della giornata.

L’audizione da cui è partito tutto

Conte è stato ascoltato dalla commissione nella sua qualità di ex presidente del Consiglio, chiamato a rispondere sulle decisioni assunte durante la prima e più drammatica ondata della pandemia, quella dei primi mesi del 2020. Fin dalle prime battute l’ex premier ha adottato una linea difensiva netta, rivendicando la correttezza del proprio operato e respingendo con forza ogni tentativo di attribuirgli responsabilità sulla gestione dell’emergenza.

Nel corso dell’audizione Conte non si è limitato a difendere le scelte del suo governo: ha rovesciato l’accusa, definendo la commissione stessa, testualmente, un “plotone di esecuzione” costruito nei suoi confronti. E, soprattutto, ha indicato in Giorgia Meloni “la regista” di quello che ha descritto come un attacco politico orchestrato ai suoi danni. È stata questa chiamata in causa diretta della premier ad accendere la miccia dello scontro social che ne è seguito.

L’affondo di Meloni: «Non mi interessa gettare fango»

La replica della presidente del Consiglio non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso un post pubblicato sui suoi canali. Meloni ha rivendicato una posizione di distanza rispetto ai toni usati da Conte, sostenendo di non avere alcun interesse a “gettare fango” su nessuno né a trasformare una tragedia che ha segnato milioni di italiani in un terreno di scontro personale.

La premier ha poi capovolto l’accusa, attribuendo proprio al Movimento 5 Stelle il metodo di sostituire la ricerca della verità con il sospetto e l’insinuazione. Nel suo intervento ha inoltre difeso il lavoro della commissione e dei giornalisti che in questi anni hanno cercato di ricostruire fatti e decisioni, contestando a Conte di volerli delegittimare come parte di un presunto disegno a lui ostile.

Il cuore dell’argomentazione di Meloni è la rivendicazione della finalità dell’organismo parlamentare. Non un processo a una singola persona, ha insistito, ma un dovere verso il Paese: conoscere la verità sulle decisioni prese, sulla gestione dell’emergenza e sull’impiego delle ingenti risorse pubbliche mobilitate durante la pandemia, accertando eventuali responsabilità “ovunque esse siano”. La chiusura del post è affidata a un concetto netto: la verità sulla pandemia, secondo la premier, non è un attacco politico ma un diritto degli italiani.

Meloni ha aggiunto un ulteriore affondo, dichiarando di non comprendere perché l’ex premier non si sia unito fin dall’inizio a chi chiedeva risposte, scegliendo invece la strada della difesa a oltranza e, nelle sue parole, di “buttarla in politica”.

La controreplica di Conte: «Hai cinque minuti per rispondere all’Italia?»

Conte non ha lasciato cadere l’attacco e ha replicato direttamente sotto il post della premier, spostando però il ragionamento su un altro piano: quello dei dossier politici e giudiziari che coinvolgono la maggioranza. Dopo aver rivendicato di essere rimasto per ore a rispondere in commissione, l’ex premier ha rovesciato su Meloni una serie di domande dirette.

Nel suo contrattacco Conte ha citato il recente voto della Camera contrario all’accesso alle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, chiedendo polemicamente dove siano finite quelle comunicazioni. Ha poi tirato in ballo la posizione delle Regioni amministrate dal centrodestra rispetto alle domande sulla gestione dell’emergenza e la vicenda giudiziaria che riguarda la ministra del Turismo Daniela Santanchè, legata a un’inchiesta relativa al periodo pandemico.

Su questo punto è doveroso un chiarimento: si tratta di contestazioni politiche formulate da Conte, che chiamano in causa procedimenti giudiziari tuttora aperti. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva, e nessuna delle vicende evocate risulta a oggi definita in sede giudiziaria. Le affermazioni dell’ex premier vanno dunque lette come parte del suo affondo politico, non come dati acquisiti.

La chiusura di Conte è stata affidata a una domanda retorica dal sapore di sfida: “Hai cinque minuti per rispondere all’Italia?”, con l’aggiunta di una frecciata sul rapporto tra i due schieramenti e la verità.

Due modi opposti di usare la stessa parola: «verità»

Il dato più interessante dello scontro è che entrambi i leader hanno rivendicato di essere dalla parte della verità, ma declinandola in modo opposto. Per Meloni la verità coincide con il lavoro della commissione e con l’accertamento delle responsabilità sulla gestione dell’emergenza. Per Conte, al contrario, la stessa commissione è uno strumento a senso unico, e la vera trasparenza andrebbe chiesta alla maggioranza su altri fronti.

È uno schema classico del conflitto politico italiano, in cui la medesima parola d’ordine viene rivendicata da entrambe le parti e usata come arma reciproca. E che, in questo caso, fotografa la distanza ormai incolmabile tra i due schieramenti.

Uno scontro che profuma di campagna elettorale

Il duello a distanza tra Conte e Meloni non nasce nel vuoto, ma si inserisce in una fase di crescente tensione tra governo e opposizione, con una serie di dossier aperti — dalla giustizia alla gestione dei fondi pubblici — su cui il confronto si fa sempre più aspro. La gestione della pandemia, a distanza di anni, si conferma uno dei terreni più incandescenti, capace di riaccendere lo scontro ogni volta che torna all’ordine del giorno.

Al di là delle rispettive ragioni, che restano quelle di parte, l’episodio conferma una tendenza precisa: entrambi i leader sembrano intenzionati a usare il tema Covid in chiave di consenso, trasformando un capitolo doloroso della storia recente del Paese in materia di battaglia politica quotidiana. Con una commissione d’inchiesta ancora al lavoro e un calendario che si annuncia fitto di appuntamenti, è verosimile che questo scontro rappresenti solo una delle prime puntate di un confronto destinato ad accompagnare i prossimi mesi.

Resta da vedere se, come chiede Conte, la premier deciderà di replicare punto per punto alle domande poste, o se preferirà lasciare cadere la provocazione. In entrambi i casi, la partita tra i due leader è ormai apertamente ingaggiata.