domenica, Agosto 2

Spara ai ladri e sventa il furto, poi la batosta per lui: i video choc

Vicenza – Una storia che ha dell’incredibile, e che riaccende il dibattito sulla legittima difesa in Italia. Roberto Zancan, noto gioielliere vicentino, è finito sotto indagine per porto abusivo di armi dopo aver sventato un furto notturno nel suo laboratorio. L’uomo si è difeso da un commando di dieci rapinatori armati, riuscendo a mettere in fuga i criminali.

Eppure, ad essere finito nel mirino della magistratura è proprio lui.

“Perché io?”, si chiede Zancan, intervenuto in diretta televisiva alla trasmissione Quarta Repubblica condotta da Nicola Porro, visibilmente provato e arrabbiato per quanto accaduto.

Un tentativo di rapina sventato finisce in un’indagine contro chi si è difeso

VIDEO

Una lunga storia di assalti e difesa personale

Non si tratta del primo episodio del genere per il gioielliere. Negli anni, Zancan ha già subito sei furti. Il più noto risale al 2015, quando una banda armata lo attaccò in pieno giorno e l’intervento del benzinaio Graziano Stacchio contribuì a salvargli la vita e a sventare l’assalto.

Questa volta, l’attacco è avvenuto nel cuore della notte. Zancan, svegliato da rumori sospetti, si è trovato davanti a una scena da film: dieci uomini armati stavano tentando di entrare nel suo laboratorio per mettere le mani su gioielli e preziosi custoditi all’interno.

La dinamica dell’aggressione: “Ho sparato per salvarmi”

Spinto dall’istinto di sopravvivenza e dalla necessità di proteggere il frutto del lavoro di una vita, Roberto ha preso la pistola – regolarmente detenuta – ed è uscito per affrontare i malviventi. “Mi sono posizionato in un angolo sicuro per osservare i loro movimenti. Ho iniziato a urlare, chiedendo loro di andarsene. Ho esploso tre colpi in aria per intimidirli”, racconta.

Ma i rapinatori non si sono fermati. Anzi, si sono diretti verso di lui, spruzzandogli contro il contenuto di alcuni estintori. A quel punto, Zancan ha premuto il grilletto. “Ho sparato. Dovevo scegliere tra me e loro. Cosa avrei dovuto fare? Aspettare che mi aggredissero?”, spiega.

L’incredibile svolta: la vittima diventa indagata

Il risultato? Nonostante le armi di Zancan fossero tutte regolarmente dichiarate, è scattata un’indagine nei suoi confronti per porto abusivo di armi. Le autorità gli hanno sequestrato l’arma la notte stessa e si sono concentrate più sulla sua condotta che sull’azione dei rapinatori.

“La prima cosa che hanno fatto è stata portarmi via la pistola. Poi mi hanno interrogato su dove mi trovassi esattamente al momento degli spari, su quanti colpi avessi esploso e dove fossero finiti i bossoli. Tutto questo mentre dieci delinquenti erano ancora in fuga”, racconta con amarezza il gioielliere.

La distanza tra casa e laboratorio: solo 300 metri

Uno degli elementi contestati a Zancan riguarda il tragitto fatto con l’arma da fuoco dal suo domicilio fino al laboratorio. Una distanza di appena 300 metri, percorsa in auto. Nonostante questo, la legge italiana considera tale azione come “porto” di arma, e non più “detenzione”.

“La legge mi permette di tenere le armi in casa e in azienda. Ma come avrei dovuto fare, secondo loro? Dire ai ladri: ‘Scusate, potete aspettare un momento che torno indietro a prendere la pistola?’”, si sfoga Roberto.

La denuncia: “Non mi sento protetto dallo Stato”

Zancan non nasconde la sua frustrazione. “Non mi sento tutelato. Lo Stato dovrebbe proteggere chi lavora, chi si difende. Invece qui succede che vieni trattato come un criminale per aver difeso te stesso e la tua azienda”.

Dieci giorni dopo l’episodio, l’uomo è stato convocato in caserma per ricevere un avviso di garanzia. “Un colpo ulteriore, dopo lo shock dell’assalto. Non riesco a capire dove sia la giustizia in tutto questo”, dice.

Il caso riaccende il dibattito sulla legittima difesa

L’episodio di Vicenza ha fatto rapidamente il giro dei media, diventando simbolo del delicato equilibrio tra autodifesa e limiti legali. In Italia, la normativa sulla legittima difesa è stata oggetto di numerose discussioni e modifiche nel corso degli anni, ma casi come quello di Zancan dimostrano quanto sia ancora controversa l’interpretazione delle situazioni reali.

La legge consente la detenzione di armi per difesa personale e per attività lavorative come quelle di un gioielliere. Tuttavia, la linea che separa la legittima difesa dal reato di porto abusivo è ancora sottile e, spesso, lascia spazio a interpretazioni discutibili.

Solidarietà dal pubblico e da altri imprenditori

Numerose persone hanno espresso la loro solidarietà a Roberto Zancan. Molti imprenditori e cittadini comuni si sono detti indignati per il trattamento riservato al gioielliere, sottolineando che è assurdo che chi difende se stesso debba poi finire sotto indagine.

Anche diversi esponenti politici sono intervenuti, chiedendo una revisione delle norme e maggiore chiarezza nei casi di autodifesa. “Non possiamo continuare a criminalizzare chi si difende da bande armate”, ha dichiarato un parlamentare in un’intervista.