venerdì, Maggio 15

La Svezia torna a carta e penna

In un mondo sempre più dominato dalla digitalizzazione, la Svezia ha intrapreso un percorso sorprendente e controcorrente: il ritorno ai libri cartacei e agli strumenti tradizionali di apprendimento.

Questa decisione, che potrebbe sembrare anacronistica, si basa su dati allarmanti riguardanti le competenze scolastiche degli studenti svedesi, emersi da recenti test internazionali. La transizione, che si prevede graduale e progressiva, mira a invertire un trend preoccupante, segnato da un calo delle capacità di apprendimento e alfabetizzazione.

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Il contesto è chiaro: la Svezia, nota per essere all’avanguardia nella tecnologia e nella digitalizzazione, ha visto i suoi studenti perdere terreno in competenze fondamentali. I risultati dei test PISA e PIRLS hanno rivelato un abbassamento dei livelli di alfabetizzazione, un segnale che ha spinto il governo a riconsiderare l’approccio educativo. A partire dal 2025, le scuole dell’infanzia non saranno più obbligate a utilizzare strumenti digitali, e entro il 2026 sarà introdotto un divieto d’uso dei cellulari in aula. Nel 2028, un nuovo programma di studi promuoverà l’apprendimento attraverso i libri di testo, con un investimento di oltre due miliardi di corone svedesi per l’acquisto di materiali didattici.

Questa scelta, che potrebbe sembrare un passo indietro, è in realtà una risposta ponderata a un problema crescente. Alberto Pellai, noto psicoterapeuta dell’età evolutiva, ha commentato la situazione, sottolineando come l’integrazione del digitale nelle scuole non abbia portato ai risultati sperati. “Il digitale è entrato a scuola con la promessa di migliorare gli apprendimenti”, ha affermato Pellai. Tuttavia, i dati dimostrano che, a livello globale, l’introduzione della tecnologia ha coinciso con un deterioramento delle competenze. La Svezia, quindi, sta cercando di tracciare un nuovo percorso, un esempio che potrebbe ispirare altri Paesi.

Ma perché il digitale ha fallito nel suo intento? Pellai offre un’analisi neuroscientifica interessante. “Il supporto digitale ci permette di compiere azioni rapide e gratificanti, ma produce poco apprendimento”, spiega. Utilizzando un esempio pratico, se ci si affida a un navigatore per raggiungere una destinazione, si può arrivare rapidamente, ma senza apprendere il percorso. Al contrario, l’uso di una mappa richiede un’interazione più profonda, attivando diverse aree del cervello e favorendo una memorizzazione duratura. Questo approccio, simile a “battere un sentiero in montagna”, favorisce una comprensione più profonda e duratura.

La scelta della Svezia di tornare ai metodi tradizionali di insegnamento non è priva di critiche. Alcuni potrebbero considerarla anacronistica, soprattutto in un’epoca in cui i giovani sono immersi nel mondo digitale. Pellai, tuttavia, mette in discussione questa visione, suggerendo che l’adozione del digitale non sia stata una necessità per i giovani, ma piuttosto una risposta a esigenze di mercato. “Il sistema ha generato enormi profitti per le big tech, mentre le capacità cognitive dei nostri figli sono diminuite”, afferma con fermezza.

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