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Voto anticipato l’11 aprile 2027: la strategia di Meloni contro il logoramento del governo

L’altro elemento che porta all’11 aprile è più politico, ma altrettanto tattico, e riguarda la tornata di amministrative. Tra la prossima primavera e l’estate si voterà in cinque grandi città — Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino — tutte guidate dal centrosinistra e con buone chance di riconferma.

Per questo Meloni avrebbe già spiegato ai suoi che i due appuntamenti, locale e nazionale, vanno sganciati. L’obiettivo è evitare che un’eventuale vittoria degli avversari alle comunali inneschi un effetto domino sulle politiche. Anticipando il voto nazionale, il centrodestra punterebbe a blindare Palazzo Chigi prima della prova locale.

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I vincoli costituzionali

Se questa linea dovesse prevalere, salvo le prerogative del Quirinale, le Camere andrebbero sciolte al più tardi entro fine febbraio. L’articolo 61 della Costituzione stabilisce infatti che le elezioni si tengano entro 70 giorni dalla fine delle precedenti. Il gioco a incastri tra comunali e pensioni riconduce così, ancora una volta, all’11 aprile.

Le tensioni interne e l’ipotesi ottobre

Sulla scelta peserebbero anche le valutazioni sullo stato di salute della maggioranza. La Lega, in difficoltà, preme per un ritorno di Salvini al Viminale, scenario a cui Meloni sembra ostile: il voto anticipato diventerebbe anche un modo per scoraggiare quel trasloco.

Non manca, infine, l’ipotesi opposta: stringere ulteriormente i tempi e andare alle urne già a ottobre 2026, soprattutto per non intestarsi una manovra economica particolarmente dura. Ma questo significherebbe sciogliere il Parlamento in piena estate, un azzardo che difficilmente la premier potrebbe permettersi. Sul tavolo, dunque, restano scenari diversi, in un quadro politico in continua evoluzione.