Caso Garlasco, nuove indagini sulla morte di Chiara Poggi: inizia l’incidente probatorio
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Una nuova svolta per il delitto di Garlasco: riaperte le indagini dopo 18 anni
L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, torna prepotentemente sotto i riflettori con l’apertura dell’incidente probatorio. La data dell’11 marzo segna un momento cruciale per uno dei casi di cronaca nera più dibattuti degli ultimi due decenni in Italia. La Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, ha deciso di procedere con una fase processuale delicata ma fondamentale: cristallizzare i risultati di nuove prove biologiche emerse di recente.
In particolare, l’attenzione degli inquirenti si concentra sulle tracce di DNA ritrovate sotto le unghie della vittima, mai esaminate in profondità durante le precedenti fasi processuali. Tali tracce sarebbero compatibili con il profilo genetico di Andrea Sempio, amico di Chiara e già indagato in passato, ma archiviato nel 2017.
Nuove analisi genetiche e vecchi reperti biologici
Le nuove indagini sono partite all’inizio del 2025 in maniera riservata, basandosi su reperti biologici conservati per anni ma mai analizzati con tecnologie avanzate. A quanto emerso, una recente consulenza tecnica ha confermato che alcune tracce biologiche sono geneticamente compatibili con Andrea Sempio, come già sostenuto dai legali di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.
La riapertura del caso si fonda dunque su elementi già presenti ma mai approfonditi, che oggi, grazie a tecniche più sofisticate, potrebbero fornire una chiave di lettura alternativa rispetto a quella che ha portato alla condanna di Stasi.
L’obiettivo della procura: validare le nuove prove con l’incidente probatorio
Il ricorso all’incidente probatorio non è casuale. Questo strumento processuale consente di raccogliere prove in maniera formalmente utilizzabile in un eventuale futuro processo, garantendo una sorta di “blindatura” legale. Le autorità giudiziarie intendono così evitare che nuovi elementi investigativi vengano dichiarati inutilizzabili in sede dibattimentale.
Nel mirino degli inquirenti non c’è solo il DNA, ma anche altri indizi trascurati negli anni passati. Tra questi figura un alibi poco convincente fornito da Sempio e la ricevuta di un parcheggio presentata da sua madre a un anno di distanza dal delitto. Le impronte digitali presenti sulla scena del crimine e rimaste finora senza identificazione verranno anch’esse sottoposte ad analisi ad alta definizione.
La difesa di Andrea Sempio: “Il DNA non prova nulla”
I legali di Andrea Sempio, gli avvocati Angela Taccia e Massimo Lovati, si sono detti pronti a confutare ogni accusa. Secondo la loro versione, le tracce di DNA sotto le unghie di Chiara potrebbero essere finite lì in modo del tutto accidentale, attraverso l’uso condiviso del computer di casa, che Sempio utilizzava spesso per giocare ai videogame con la vittima.
Un dettaglio interessante è che gli stessi legali di Sempio hanno espresso perplessità sulla condanna di Alberto Stasi, sostenendo che entrambi siano innocenti. Una dichiarazione che alimenta ulteriormente i dubbi e le controversie che ruotano attorno a questo caso irrisolto da quasi vent’anni.
La famiglia Poggi: dolore e incredulità per la riapertura del caso
La famiglia Poggi, rappresentata dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, ha reagito con dolore e sconcerto di fronte alla nuova ondata mediatica e investigativa. I genitori di Chiara, Giuseppe e Rita Poggi, si sono detti profondamente provati da questa ennesima riapertura, che rappresenta per loro una ferita mai guarita.
Ogni nuova pista riapre interrogativi che sembravano sepolti, gettando nuove ombre su una verità processuale ritenuta acquisita. Eppure, nonostante il peso emotivo, la famiglia continua a cercare giustizia per Chiara, sperando che si arrivi finalmente a una verità definitiva.
Perquisizioni e nuovi oggetti trovati: spunta la pista del martello
Nel corso delle nuove indagini, i carabinieri hanno effettuato perquisizioni domiciliari nelle abitazioni di Andrea Sempio, dei suoi genitori e di due amici. Sono stati sequestrati computer, cellulari e altri dispositivi elettronici, alla ricerca di elementi utili.
Nel frattempo, si è aperta anche una pista del tutto nuova: alcuni oggetti metallici, tra cui un martello, sono stati rinvenuti in un canale nei pressi di Tromello. Il ritrovamento è avvenuto grazie alla testimonianza di una persona che ha riferito di aver saputo che Stefania Cappa, cugina della vittima, quel giorno avrebbe gettato qualcosa nel canale.
Le cosiddette gemelle K, come sono state ribattezzate dai media, pur non risultando indagate, sono diventate figure chiave in questa nuova fase investigativa. Il martello, indicato come possibile arma del delitto, verrà ora analizzato per valutare se sia compatibile con le ferite riportate da Chiara Poggi.
La questione dell’arma del delitto: un mistero ancora irrisolto
L’identificazione dell’arma del delitto è uno dei grandi punti oscuri del caso Garlasco. Sin dall’inizio, il padre di Chiara aveva parlato di un martello a “coda di rondine” scomparso da casa, ma questo oggetto non è mai stato ritrovato né confermato ufficialmente come arma del crimine.
Se i nuovi reperti metallici dovessero risultare compatibili con le ferite della vittima, ciò potrebbe capovolgere completamente lo scenario investigativo. Tuttavia, gli inquirenti restano cauti, definendo la pista del martello “una suggestione” che, pur non essendo esclusa, necessita di approfondite verifiche tecniche.
Un testimone riemerge: nuove dichiarazioni su Tromello
Un altro elemento interessante riguarda un testimone che ha deciso di tornare a parlare dopo anni di silenzio. Quest’uomo sostiene di essere stato a conoscenza della presenza delle gemelle a Tromello già nel 2007, ma di essere stato “consigliato” di non raccontare nulla. La sua testimonianza risale all’epoca dei fatti, ma solo oggi, grazie anche a una trasmissione televisiva, sta ricevendo attenzione da parte delle forze dell’ordine.
Le autorità stanno ora valutando la credibilità di questa nuova versione, che potrebbe aggiungere un ulteriore tassello a un puzzle investigativo rimasto incompleto per quasi due decenni.


