domenica, Luglio 5

Trump si tira indietro sull’Ucraina? “Nessun progresso, tra un mese mollo tutto”

Trump cambia rotta: “Mi tirerò indietro se non ci saranno risultati”La telefonata di due ore tra Donald Trump e Vladimir Putin,

avvenuta lunedì, non ha portato ad alcun passo avanti nella trattativa per fermare l’invasione russa dell’Ucraina. Anzi, per molti osservatori, si è trattato di un passo indietro.

Il presidente americano ha dichiarato apertamente: «I’ll back away»«Mi tirerò indietro» – se entro un mese non ci saranno progressi concreti nei negoziati. Un netto cambio di tono rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale, quando aveva assicurato che avrebbe risolto la crisi “in 24 ore”.

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L’ipotesi Vaticano e il fallimento dell’accordo di Gedda

Trump ha rilanciato l’idea di negoziati in Vaticano, definendoli “fantastici”, ma nel frattempo ha abbandonato l’iniziativa del cessate il fuoco di 30 giorni nata a marzo a Gedda, in Arabia Saudita, durante i colloqui tra americani e ucraini.

L’obiettivo era proporre alla Russia una tregua di un mese per fermare le morti al fronte e creare un clima favorevole al dialogo. La proposta era stata sostenuta da Francia, Germania, Regno Unito e Polonia, pronte a imporre sanzioni se Mosca avesse rifiutato. Ma il Cremlino ha ribaltato l’approccio: prima i negoziati, poi – forse – la tregua.

Zero pressioni su Putin: niente sanzioni e apertura al business

Durante una conferenza stampa successiva, Trump ha dichiarato che non imporrà nuove sanzioni alla Russia, sostenendo che potrebbero peggiorare la situazione. Ha persino parlato di “opportunità commerciali” con Mosca a guerra finita. Dichiarazioni che sorprendono, soprattutto se l’intento fosse esercitare pressione su Putin.

Trump ha anche detto di fidarsi del presidente russo, convinto che “voglia davvero la pace”. Ma mentre lui parla di fiducia, i negoziati continuano a faticare. A Istanbul, dove venerdì si sono incontrati i delegati russi e ucraini, il tono di Mosca è stato duro e minaccioso.

Le richieste russe: quattro regioni oggi, sei domani?

Il capo negoziatore russo Vladimir Medinskij ha chiesto agli ucraini di cedere le regioni di Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson. Ma ha anche minacciato: “Se non accettate, la prossima volta parleremo di sei regioni”, includendo Kharkiv e Sumy.

In un momento drammatico, ha detto: «La Russia è pronta a combattere per sempre. Qualcuno qui perderà persone care». Secondo fonti presenti, la frase era diretta a Serhiy Kyslytska, ex ambasciatore ONU ucraino, il cui nipote è morto in guerra.

Offensiva nel Donbas: la guerra non si ferma

Nel frattempo, i soldati russi avanzano. Hanno fatto progressi di circa 10 chilometri nella zona di Pokrovsk, puntando verso Kramatorsk, capitale del Donbas ucraino non occupato. Con l’arrivo dei mesi più favorevoli per le operazioni militari, Putin potrebbe preparare una nuova offensiva su larga scala.

Il Donbas rimane l’obiettivo minimo per Mosca. L’idea: conquistare altro territorio, poi negoziare. Intanto, Trump comincia a smarcarsi. Ma se davvero “si tirerà indietro”, chi rimarrà al tavolo a cercare la pace?