giovedì, Luglio 23

Garlasco, scomparso il reperto con l’impronta di Sempio: la prova che poteva cambiare tutto

Il mistero dell’impronta 33: il reperto chiave è scomparso

Il caso Garlasco si arricchisce di un nuovo, inquietante capitolo. Secondo quanto rivelato da Il Messaggero, il pezzo di intonaco con l’impronta del palmo della mano di Andrea Sempio – potenziale prova regina nell’omicidio di Chiara Poggi – risulta introvabile.

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La traccia, denominata “papillare 33”, era stata prelevata nel 2007 dai carabinieri del RIS di Parma sulla scala della casa di Chiara, ma oggi sembrerebbe sparita dagli archivi.

Una prova che poteva essere decisiva

Il reperto, conservato per anni come parte dell’indagine originale, avrebbe potuto fornire nuovi elementi grazie a moderne tecniche scientifiche: dalla ricerca di DNA a eventuali residui biologici. Ma ora, senza quel frammento di parete, tutto potrebbe restare senza risposte. Come successo nel caso della strage di Erba, anche qui si sospetta la distruzione del materiale in concomitanza con la chiusura del processo originario.

Il ruolo dell’incidente probatorio

Gli investigatori puntano ora sull’incidente probatorio previsto per il 17 giugno, quando si esamineranno altri reperti mai analizzati o rivalutati con nuovi metodi. L’ipotesi che l’impronta 33 possa contenere tracce biologiche è ancora viva, ma serve materiale fisico per confermarlo, e quel materiale potrebbe essere stato distrutto per sempre.

La difesa di Stasi torna alla carica

L’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha dichiarato di essere pronto a depositare una consulenza tecnica sulla presenza di sudore o sangue nell’impronta. L’avvocato sostiene che nel 2007 il RIS aveva trattato la traccia con ninidrina, una sostanza che reagisce agli amminoacidi, rendendo plausibile la presenza di materiale biologico. Senza l’intonaco, però, ogni verifica è impossibile.

L’ex procuratore: “All’epoca era inservibile”

A difendere la scelta di archiviare Sempio è intervenuto l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti. In una nota affidata al suo avvocato, ha spiegato che la prova fu considerata infruttuosa e inservibile dai consulenti del RIS. Per questo, pur avendo disposto nuove indagini su sollecitazione della difesa Stasi, ne aveva comunque chiesto l’archiviazione nel 2017. Decisione poi confermata anche nel 2020.

Una nuova revisione in arrivo?

Con il riaprirsi dell’inchiesta, la Procura di Pavia si trova oggi a dover affrontare l’assenza di un reperto fondamentale e la presenza di un giudicato consolidato da una sentenza definitiva. Ma se emergessero nuove prove – biologiche, digitali o testimoniali – una richiesta di revisione del processo potrebbe davvero essere dietro l’angolo.

Nel frattempo, l’Italia resta con il fiato sospeso, mentre si cerca una verità definitiva su uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi vent’anni.