La testimonianza dell’investigatore
Nel 2016, mentre lavorava per i legali di Alberto Stasi, l’investigatore privato Luca Tartaglia fu incaricato di seguire Andrea Sempio.
All’epoca, il giovane commesso non era ancora formalmente indagato, ma agli occhi del team difensivo risultava un soggetto «anomalo». Oggi, con la riapertura del caso Garlasco, Tartaglia rompe il silenzio: «Vi dico la verità su di lui. Era una figura piatta, chiusa, senza relazioni né empatia».
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L’investigatore lo descrive come «passivo, quasi dissociato dalla realtà. Camminava senza guardare in avanti. Viveva casa-lavoro in un loop che ci sembrava sospettosamente meccanico». Nessuna prova ovviamente, ma secondo Tartaglia il comportamento di Sempio meritava più attenzione.
Il DNA sulla tazzina
Durante quelle indagini difensive, Tartaglia riuscì a raccogliere in modo discreto alcuni oggetti usati da Sempio in un bar: una tazzina da caffè, un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua. Il materiale venne affidato al genetista Pasquale Linarello, con un obiettivo preciso.