venerdì, Luglio 3

Italia, Serie di scosse di terremoto nella notte, la zona colpita

Nelle ultime ore, una serie di  scosse di terremoto ha destato l’attenzione di diversi cittadini residenti nei pressi del Vesuvio.

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Le vibrazioni si sono verificate durante la notte tra giovedì 26 e venerdì 27 giugno 2025, generando una certa apprensione, soprattutto in una zona che per motivi geologici e storici è considerata tra le più sorvegliate e sensibili d’Italia.

Le segnalazioni sono arrivate da persone svegliate nel cuore della notte da lievi tremori o rumori insoliti, una sensazione che, purtroppo, molti abitanti di quest’area conoscono fin troppo bene. Ma cosa è successo esattamente? Andiamo ad analizzare nel dettaglio quanto registrato dagli strumenti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Terremoti sul Vesuvio: dettagli sulle scosse registrate

Durante la notte del 27 giugno 2025, i sismografi dell’Osservatorio Vesuviano hanno rilevato tre eventi sismici a breve distanza l’uno dall’altro. Le scosse si sono verificate tra le ore 3:51 e le 6:07 del mattino, tutte con ipocentro estremamente superficiale, situato a meno di un chilometro di profondità.

Ecco i dettagli delle tre scosse:

La prima scossa si è verificata alle 3:51, con una magnitudo di 1.5 e una profondità inferiore a 1 km.

La seconda scossa è avvenuta alle 3:58, con magnitudo 1.3, anch’essa a profondità superficiale.

La terza scossa è stata registrata alle 6:07, con una magnitudo di 1.0 e una profondità di circa 1 km.

Si tratta quindi di terremoti di lieve entità, spesso non percepiti dalla popolazione, ma che assumono un’importanza particolare dal punto di vista scientifico, considerando l’area in cui si sono verificati: il complesso vulcanico del Vesuvio..

INGV: “Nessun legame con l’attività dei Campi Flegrei”

Data la vicinanza geografica e la recente attenzione mediatica sul fenomeno del bradisismo nei Campi Flegrei, molti cittadini si sono chiesti se esistano connessioni tra questi eventi sismici e l’attività nell’area flegrea. Tuttavia, gli esperti dell’INGV sono intervenuti per chiarire ogni dubbio.

Francesca Bianco, direttrice del Dipartimento Vulcani dell’INGV ed ex direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, ha rilasciato una dichiarazione a Fanpage.it, sottolineando che non esiste alcun legame diretto tra i movimenti tellurici registrati sul Vesuvio e quelli che interessano i Campi Flegrei. Secondo Bianco, quanto avvenuto non è indice di una risalita di magma o di un’attività vulcanica imminente.

Cosa sta accadendo sotto il Vesuvio: la subsidenza del cratere

Gli eventi sismici registrati non sono segnali di un’imminente eruzione del Vesuvio, ma piuttosto conseguenze di un fenomeno noto come subsidenza. Secondo l’INGV, infatti, l’intera area del cratere del Vesuvio sta subendo un lento ma continuo abbassamento, un processo che provoca microfratture e leggere scosse superficiali.

Bianco ha spiegato che il cratere del Vesuvio sta sprofondando a una velocità media di circa 6 millimetri all’anno. Questo fenomeno va avanti sin dalla fine dell’ultima eruzione del 1944 ed è sotto monitoraggio costante da parte dell’Osservatorio Vesuviano. Sebbene impercettibile per l’occhio umano, questo movimento può generare tensioni nella crosta terrestre, che si manifestano con piccoli terremoti come quelli avvenuti oggi.

Vesuvio: vulcano quiescente ma sorvegliato speciale

Nonostante le recenti scosse, il Vesuvio è attualmente classificato come un vulcano in stato di quiescenza. Dopo l’eruzione del 1944, non ha più dato segni di attività eruttiva significativa, anche se continua a manifestare una debole attività fumarolica e una sismicità superficiale periodica, elementi che vengono osservati con attenzione dai vulcanologi.

Il sistema di monitoraggio attivo sul Vesuvio è uno dei più avanzati d’Europa. L’Osservatorio Vesuviano dell’INGV dispone oggi di una rete di strumenti sofisticati che permette un controllo in tempo reale dell’area. Tra questi:

14 stazioni GNSS permanenti, che rilevano movimenti millimetrici del suolo;

4 nuove stazioni sismiche, installate a partire dal 2023 per migliorare la copertura;

Numerosi altri sensori geochimici e geofisici, distribuiti lungo il vulcano.

Grazie a questa rete di sorveglianza, ogni anomalia può essere rilevata tempestivamente, garantendo una maggiore sicurezza per la popolazione residente nella cosiddetta “zona rossa” del Vesuvio.