sabato, Agosto 1

Achille Costacurta: “A 16 anni arrestato per spaccio, ho tentato il suicidio nel centro penale”

Un racconto crudo, senza filtri. Achille Costacurta, figlio di Billy Costacurta e Martina Colombari, ha rivelato in un’intervista al podcast One More Time uno dei momenti più difficili della sua adolescenza: la dipendenza, l’arresto per spaccio a soli 15 anni e il tentativo di suicidio in un centro penale minorile.

“Ho iniziato a spacciare durante la pandemia”

Achille racconta di aver iniziato a spacciare durante il lockdown, quando la chiusura del Paese e la difficoltà nel reperire sostanze avevano creato un clima di forte tensione tra i giovani. «Era la pandemia, nessuno riusciva a trovare niente e io avevo i miei contatti», ha spiegato. In poco tempo, il ragazzo mise in piedi una piccola rete di distribuzione.

A soli 15 anni e mezzo venne arrestato. Il suo sedicesimo compleanno lo trascorse in un centro penale minorile, dove fu inserito in un percorso terapeutico. «All’inizio non capivo dove fossi finito, pensavo fosse tutto un errore», ha raccontato nel podcast. Ma il percorso di recupero non fu semplice.

“Ho bevuto 7 boccette di metadone per farla finita”

In un momento di disperazione, Achille tentò di togliersi la vita. «Era notte, ho approfittato dell’assenza del personale per entrare nell’infermeria e bere sette boccettine di metadone», ha confessato. Poco dopo perse conoscenza. I soccorritori arrivarono appena in tempo per salvarlo. «Nessun medico sa spiegarmi come io sia ancora vivo», ha aggiunto, precisando che la dose ingerita corrispondeva a decine di grammi di eroina.

«Ero stanco, distrutto dentro. Mi sembrava non ci fosse via d’uscita», ha detto Achille. Il suo racconto ha commosso molti ascoltatori, che sui social hanno espresso solidarietà e ammirazione per il coraggio con cui ha deciso di parlare.

La rinascita: “Ora sto bene, ho ricostruito il rapporto con i miei genitori”

Dopo la comunità e un lungo percorso di riabilitazione, Achille ha deciso di cambiare vita. Oggi vive a Mondello, in Sicilia, dove ha ritrovato equilibrio e serenità. «Non tocco più droghe, sto bene e ho ricostruito il rapporto con i miei genitori», ha spiegato.

Un messaggio di speranza per chi vive situazioni simili: «Non voglio essere un esempio, ma solo dire a chi soffre che si può uscire dal buio».

Il supporto della famiglia

Nel corso dell’intervista, Achille ha anche parlato del legame con i genitori. «Mio padre è sempre stato severo, ma presente. Mia madre mi è stata vicino anche quando non me lo meritavo», ha ammesso, ringraziandoli per non aver mai smesso di credere nella sua rinascita.

Oggi Achille guarda avanti, con l’obiettivo di raccontare la sua storia per aiutare altri ragazzi caduti nella trappola della dipendenza e della solitudine. «Raccontare la mia storia è il modo per non dimenticare e per dare voce a chi si sente perso».