La serata del 20 gennaio 2026 ha portato un’ondata di paura nel cuore della Ciociaria. Un terremoto di magnitudo 3.3 ha scosso la popolazione, creando un clima di apprensione e incertezza.

L’epicentro, situato a pochi chilometri da Veroli, ha fatto tremare le fondamenta di un territorio già segnato da una storia sismica complessa. La scossa, avvertita distintamente in diversi comuni del Frusinate, ha riacceso memorie di eventi passati, evocando racconti di tragedie e resilienza.
Non è solo un evento sismico, ma un richiamo a una vulnerabilità collettiva. La paura si è diffusa rapidamente, come un’onda che attraversa le case e i cuori. I residenti, molti dei quali hanno vissuto esperienze simili in passato, si sono ritrovati a scendere in strada, cercando conforto e sicurezza. Le testimonianze sui social network raccontano di un boato simile a un’esplosione, di un momento di panico che ha colto tutti di sorpresa, proprio mentre la vita quotidiana si apprestava a concludersi per la giornata.
La Sala Sismica dell’INGV di Roma ha confermato l’evento, localizzando la scossa a una profondità di 10 chilometri. Le coordinate geografiche, 41.6673 di latitudine e 13.4325 di longitudine, hanno tracciato un punto preciso su una mappa che racconta storie di paura e speranza. La reazione immediata delle autorità locali è stata quella di attivare controlli di sicurezza, un gesto che riflette la responsabilità di proteggere la comunità.
Il sindaco di Veroli, Germano Caperna, ha prontamente annunciato la chiusura delle scuole per il giorno successivo, una decisione che ha suscitato un misto di sollievo e preoccupazione. Da un lato, c’era la necessità di garantire la sicurezza degli studenti; dall’altro, la consapevolezza che la chiusura delle scuole rappresenta un’interruzione della normalità, un segnale di un allerta che non può essere ignorato. La vita scolastica, un pilastro della comunità, è stata messa in pausa, lasciando genitori e alunni in uno stato di attesa e inquietudine.
Le scosse di terremoto, per quanto di bassa intensità, risvegliano in molti un senso di vulnerabilità. La memoria storica di eventi catastrofici, come il terremoto della Marsica del 1915, riaffiora nei racconti dei nonni, trasmettendo un’eredità di paura e resilienza. La Ciociaria, con la sua bellezza paesaggistica e la sua ricca cultura, è anche un territorio segnato da una storia sismica che non può essere dimenticata. La connessione tra passato e presente è palpabile, e ogni scossa riporta alla mente le cicatrici di un territorio che ha dovuto affrontare sfide enormi.
Le reazioni sui social media sono state immediate e variegate. Mentre alcuni esprimevano la loro paura e preoccupazione, altri cercavano di rassicurare, sottolineando che non si registravano danni significativi. Ma la paura, si sa, è un’emozione difficile da contenere. In una società sempre più interconnessa, il terremoto diventa un tema di discussione, un argomento che unisce le persone in un momento di crisi. Le parole di conforto si mescolano con quelle di apprensione, creando un mosaico di emozioni che riflette la complessità della vita umana.




