domenica, Agosto 2

Caso Ruggi, svolta definitiva dopo oltre un anno: i resti nella torre sono di Daniela

Si chiude con una svolta definitiva la lunga e dolorosa vicenda della scomparsa di Daniela Ruggi, la 32enne sparita nel settembre 2024 dall’Appennino modenese. I resti umani rinvenuti il 1° gennaio scorso all’interno di una torre diroccata sono stati ufficialmente identificati come appartenenti alla donna grazie agli esami del Dna.

Le analisi genetiche, effettuate confrontando i campioni con materiale biologico prelevato da oggetti personali e dalla madre, hanno messo fine a oltre un anno di incertezze, restituendo un’identità a quei resti e una risposta attesa, seppur drammatica, alla famiglia.

Il ritrovamento nella torre abbandonata

La scoperta risale al giorno di Capodanno, quando due escursionisti si sono imbattuti nei resti all’interno di una struttura antica e isolata nei pressi di Vitriola di Montefiorino, sull’Appennino in provincia di Modena. L’area è stata immediatamente posta sotto sequestro per consentire rilievi accurati e accertamenti tecnici approfonditi.

Lo stato di avanzata decomposizione ha reso particolarmente complesso il lavoro degli specialisti, allungando i tempi necessari per arrivare a una conferma ufficiale.

La scomparsa e le ricerche senza risposte

Daniela Ruggi era scomparsa il 19 settembre 2024. Avvistata per l’ultima volta il giorno precedente, aveva fatto perdere improvvisamente ogni traccia di sé. Il telefono risultava spento e, nonostante la denuncia e le ricerche avviate immediatamente, non emerse alcun elemento utile.

Nel corso dei mesi si sono moltiplicate segnalazioni e presunti avvistamenti anche fuori regione, rivelatisi poi privi di fondamento, alimentando speranze che col tempo si sono spente.

L’inchiesta giudiziaria e le piste seguite

Parallelamente alle ricerche, la Procura aveva aperto un fascicolo ipotizzando anche il sequestro di persona. Un uomo era stato iscritto nel registro degli indagati e gli investigatori avevano effettuato perquisizioni e sequestri, senza però riuscire a chiarire cosa fosse realmente accaduto alla 32enne.

Il ritrovamento dei resti, a breve distanza dall’abitazione della donna, ha rappresentato il primo vero punto fermo dopo mesi di indagini inconcludenti.

Ora resta da chiarire come e quando è morta

Con l’identificazione ufficiale si chiude il capitolo della scomparsa, ma resta aperta la fase più delicata dell’indagine: la ricostruzione delle circostanze della morte. Gli inquirenti dovranno stabilire quando Daniela sia deceduta, in che modo e se vi siano eventuali responsabilità penali.

Una verità che pone fine all’attesa, ma che apre nuove domande in un caso che ha profondamente segnato l’intera comunità dell’Appennino modenese.