Prima lo scandalo, poi la retromarcia. Dopo il caso del cosiddetto “biglietto olimpico”, la Fondazione Milano-Cortina 2026 ha deciso di offrire un ruolo nella cerimonia di apertura dei Giochi al bambino di 11 anni che era stato costretto a scendere da un autobus sotto la neve perché privo del ticket da 10 euro.
Una scelta che arriva solo dopo giorni di polemiche, proteste e indignazione pubblica, e che appare a molti come un tentativo di mettere una pezza a una vicenda che ha messo in forte imbarazzo l’organizzazione delle Olimpiadi invernali.
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La telefonata e l’invito a San Siro

La proposta è arrivata direttamente dal presidente della Fondazione, Giovanni Malagò, che ha contattato la madre del bambino per invitarlo a partecipare alla cerimonia d’apertura a San Siro. La famiglia ha accettato.
La madre ha raccontato di aver inizialmente pensato a uno scherzo. Poi l’emozione: il bambino, sportivo e appassionato di sci, è passato in poche ore dallo sconforto all’entusiasmo. Per lui, anche un piccolo ruolo simbolico rappresenta un sogno.
Il caso del “biglietto olimpico”
Tutto è iniziato quando il ragazzino, residente nel Bellunese, è stato fatto scendere dal bus che lo riportava a casa da scuola perché in possesso di un biglietto ordinario da 2,50 euro, non valido durante il periodo olimpico. Il ticket speciale imposto per l’area di Cortina prevedeva infatti un costo di 10 euro, da pagare anche dai residenti.
Il bambino è stato costretto a camminare per oltre sei chilometri, sotto la neve e con temperature sottozero, lungo la statale Alemagna. Una scena che ha scatenato indignazione nazionale.
La retromarcia dopo le proteste
Solo dopo l’esplosione del caso, è arrivata la correzione: dal 31 gennaio è stato ripristinato il biglietto a tariffa ordinaria per i residenti pendolari. Studenti e lavoratori potranno tornare a usare i vecchi ticket, senza obbligo di app o pagamento elettronico.
Durante i controlli sarà sufficiente esibire un documento per attestare la residenza. Una decisione che conferma come la misura iniziale fosse stata introdotta senza valutare l’impatto concreto sulla vita quotidiana delle persone.
Le scuse dell’autista e l’inchiesta
Nel frattempo è arrivato anche il mea culpa dell’autista del bus, sospeso dal servizio, che ha chiesto scusa alla famiglia. “Ho sbagliato, mi fa male il cuore”, ha dichiarato, spiegando di aver seguito le disposizioni aziendali e di non aver ricevuto indicazioni specifiche sui minori.
Sulla vicenda è stata presentata una querela con l’ipotesi di abbandono di minore, mentre la società di trasporto ha avviato verifiche interne per ricostruire l’accaduto.
Un simbolo che divide
L’invito alla cerimonia d’apertura trasforma il bambino in un simbolo. Per alcuni è un gesto di attenzione e risarcimento morale, per altri un’operazione di immagine tardiva, arrivata solo dopo una figuraccia che ha messo in luce le contraddizioni delle Olimpiadi Milano-Cortina.
Resta il dato politico e sociale: senza le proteste, nulla sarebbe cambiato.