
L’accusa di falsità ideologica
Secondo l’impostazione accusatoria iniziale, gli imputati avrebbero concorso nel reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Le indagini, condotte dai Nas di Perugia, ipotizzavano che la dottoressa avesse attestato condizioni cliniche non rispondenti ai requisiti previsti dalle normative emergenziali.
In particolare, si contestava alla professionista di aver certificato presunte condizioni anamnestiche tali da impedire la somministrazione del vaccino, consentendo così ai pazienti contrari alla vaccinazione di ottenere un’esenzione ritenuta non conforme alle regole in vigore all’epoca.
La svolta nel dibattimento
Con il proseguire del processo, l’impianto accusatorio ha progressivamente perso consistenza. Nel corso del dibattimento, la stessa pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati, riconoscendo l’insussistenza del reato contestato.
Una richiesta che il Tribunale ha accolto integralmente, stabilendo che le condotte oggetto del procedimento non costituiscono reato.
Una decisione che chiude una fase delicata
La sentenza chiarisce un passaggio particolarmente complesso della gestione sanitaria durante l’emergenza Covid, periodo segnato da normative straordinarie, interpretazioni controverse e forti tensioni sociali.
Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni, ma il dispositivo già sancisce un punto fermo sul piano giuridico.
La soddisfazione della difesa
Grande soddisfazione è stata espressa dagli imputati e dai loro legali, che hanno interpretato la decisione come una conferma della correttezza dell’operato contestato.



















