La speranza di un nuovo trapianto si scontra con il linguaggio freddo della medicina. Il bambino ricoverato all’ospedale Monaldi dopo il trapianto del 23 dicembre continua a vivere grazie all’Ecmo, il supporto meccanico che sostituisce cuore e polmoni. Ma il report firmato dagli specialisti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma traccia un quadro clinico che definisce “non indicato” il ritrapianto, almeno nelle condizioni attuali.
Il cuore mai ripartito e le complicazioni

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Il documento redatto dai cardiologi Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti parte da un dato centrale: l’organo trapiantato non ha mai ripreso a funzionare autonomamente. Il bambino è rimasto collegato all’Ecmo per settimane, un tempo che supera la soglia considerata relativamente sicura per questo tipo di supporto. Oltre due o tre settimane, spiegano gli specialisti, aumentano drasticamente i rischi di complicazioni gravi.
Le Tac più recenti hanno evidenziato una emorragia cerebrale ventricolare e subaracnoidea, una condizione che rappresenta una controindicazione importante a qualsiasi intervento urgente. A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunta un’infezione da pseudomonas aeruginosa, batterio aggressivo e difficile da controllare, soprattutto in pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva.
Insufficienza multiorgano: il punto di non ritorno
Il report descrive una progressiva insufficienza multiorgano. I reni presentano una compromissione severa, il fegato mostra segni di sofferenza e uno dei polmoni risulta danneggiato. Questo insieme di fattori configura, secondo i medici, una condizione incompatibile con un nuovo trapianto, sia singolo sia combinato.