lunedì, Febbraio 16

Bambino con cuore “bruciato”, il report del Bambino Gesù: insufficienza multiorgano e stop al ritrapianto

Il cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone, direttore della cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino, ha ricordato che l’uso prolungato dell’Ecmo comporta effetti collaterali importanti, specialmente nei pazienti pediatrici più fragili. Emorragia, infezione e disfunzione degli organi vitali delineano una prognosi definita nel report come “estremamente sfavorevole”.

La questione etica e la selezione dei candidati

Oltre al quadro clinico, emerge anche un tema etico. La disponibilità limitata di organi impone criteri rigorosi di selezione. Un cuore destinato al trapianto deve essere assegnato a un paziente con concrete possibilità di sopravvivenza post-operatoria. In presenza di insufficienza multiorgano e infezioni sistemiche, il rischio operatorio diventa troppo elevato.

La formula utilizzata nel documento – “non indicato allo stato attuale” – lascia formalmente uno spiraglio. Ma nella sostanza, gli specialisti descrivono una situazione in cui le probabilità di successo di un nuovo intervento sono considerate minime.

Monitoraggio continuo, tra tecnologia e limite umano

Il bambino resta ricoverato, costantemente monitorato. L’Ecmo continua a sostituire il lavoro del cuore e dei polmoni, mentre l’équipe medica segue l’evoluzione clinica con attenzione. Nei pazienti pediatrici non si può mai escludere completamente una reazione inattesa, ma il quadro attuale racconta un organismo che sta cedendo.

La vicenda mette in luce una delle sfide più complesse della medicina contemporanea: comprendere quando la tecnologia può ancora offrire una possibilità e quando, invece, si raggiunge un limite oltre il quale non è più possibile intervenire.

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