martedì, Settembre 1

Omicidio Stefania Camboni, Giada Crescenzi: “Non ricordo nulla”. La difesa parla di stato dissociativo

Prove ritenute gravi dall’accusa, ma un vuoto di memoria totale secondo la difesa. Si è aperto nell’aula bunker di Rebibbia il processo con rito immediato per l’omicidio di Stefania Camboni, uccisa con oltre trenta coltellate nel villino di Fregene dove viveva insieme al figlio Francesco Violoni e alla compagna di lui, Giada Crescenzi, oggi imputata.

La perizia della difesa

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Nel corso dell’udienza, le avvocate Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappelli hanno depositato una perizia di parte firmata dallo psichiatra Alberto D’Argenio. Secondo il consulente, la 33enne sarebbe affetta da “un forte stato dissociativo” che le impedirebbe di ricordare quanto accaduto nella notte del 15 maggio dello scorso anno.

La donna, da mesi, sostiene di non avere memoria di quelle ore. La difesa parla di blackout e ricordi frammentari, ipotizzando un quadro clinico che avrebbe compromesso la piena consapevolezza dei fatti. Per questo motivo è stata chiesta anche una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) per accertare ufficialmente le condizioni psichiche dell’imputata. La corte si pronuncerà nella prossima udienza fissata per il 14 aprile.

Le accuse e le versioni contrastanti

L’impianto accusatorio si fonda su elementi investigativi che, secondo la procura, indicherebbero Giada Crescenzi come responsabile del delitto. In un primo momento la donna aveva dichiarato di non aver sentito nulla durante la notte e di aver scoperto il corpo della suocera solo al mattino, al rientro del compagno dal lavoro.

Successivamente aveva accusato proprio Francesco Violoni dell’omicidio, circostanza che ha portato a una denuncia per calunnia da parte dell’uomo. La difesa sostiene che anche questa accusa potrebbe essere letta come una proiezione legata al presunto stato dissociativo.

La posizione della famiglia della vittima

Di diverso avviso il legale di Francesco Violoni, che ritiene la tesi della dissociazione incompatibile con le dichiarazioni rese dall’imputata nel tempo. Secondo la famiglia della vittima, non vi sarebbero elementi concreti per sostenere un’incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti.

Il processo dovrà ora chiarire se le condizioni psichiche di Giada Crescenzi abbiano avuto un ruolo nella tragedia o se l’ipotesi difensiva non trovi riscontro negli accertamenti tecnici. Resta al centro la morte di Stefania Camboni, un delitto che ha scosso profondamente la comunità di Fregene.