lunedì, Febbraio 23

Omicidio Stefania Camboni, Giada Crescenzi: “Non ricordo nulla”. La difesa parla di stato dissociativo

Prove ritenute gravi dall’accusa, ma un vuoto di memoria totale secondo la difesa. Si è aperto nell’aula bunker di Rebibbia il processo con rito immediato per l’omicidio di Stefania Camboni, uccisa con oltre trenta coltellate nel villino di Fregene dove viveva insieme al figlio Francesco Violoni e alla compagna di lui, Giada Crescenzi, oggi imputata.

La perizia della difesa

Nel corso dell’udienza, le avvocate Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappelli hanno depositato una perizia di parte firmata dallo psichiatra Alberto D’Argenio. Secondo il consulente, la 33enne sarebbe affetta da “un forte stato dissociativo” che le impedirebbe di ricordare quanto accaduto nella notte del 15 maggio dello scorso anno.

La donna, da mesi, sostiene di non avere memoria di quelle ore. La difesa parla di blackout e ricordi frammentari, ipotizzando un quadro clinico che avrebbe compromesso la piena consapevolezza dei fatti. Per questo motivo è stata chiesta anche una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) per accertare ufficialmente le condizioni psichiche dell’imputata. La corte si pronuncerà nella prossima udienza fissata per il 14 aprile.

Le accuse e le versioni contrastanti

L’impianto accusatorio si fonda su elementi investigativi che, secondo la procura, indicherebbero Giada Crescenzi come responsabile del delitto. In un primo momento la donna aveva dichiarato di non aver sentito nulla durante la notte e di aver scoperto il corpo della suocera solo al mattino, al rientro del compagno dal lavoro.

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