domenica, Luglio 26

Terremoto nel Golfo di Napoli, magnitudo 5.9 a 414 km di profondità

Un terremoto di magnitudo 5.9 ha interessato il Golfo di Napoli poco dopo la mezzanotte del 10 marzo 2026, tra la costa partenopea e l’area di Capri. La scossa, rilevata dalla rete sismica dell’INGV alle 01:01, ha avuto una caratteristica che la rende un caso quasi unico nel panorama sismico italiano recente: l’ipocentro è stato individuato a ben 414 chilometri di profondità. Un dato straordinariamente elevato, che ha prodotto un effetto apparentemente paradossale — e che spiega perché a Napoli non abbia sentito quasi nessuno, mentre qualcuno a Milano, Como e Bergamo ha avvertito un leggero tremore.

Sui social network l’hashtag #terremoto è comparso con frequenza nelle ore successive alla scossa, ma i commenti raccontavano una storia insolita: decine di utenti napoletani scrivevano di non aver sentito nulla, mentre da alcune città del Nord arrivavano testimonianze di un movimento percepito, leggero ma reale. Una inversione rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un terremoto di quella magnitudo in quell’area geografica.

Le prime verifiche delle autorità non segnalano danni né richieste di intervento da parte dei servizi di emergenza. L’INGV continua a monitorare la situazione, ma al momento l’evento sismico non sembra aver provocato conseguenze per la popolazione o per le infrastrutture. La spiegazione di quello che è successo, però, vale la pena di capirla — perché dice qualcosa di importante su come funzionano davvero i terremoti.

Perché 414 km di profondità cambia tutto

La profondità dell’ipocentro è il dato chiave per capire questo terremoto. La stragrande maggioranza dei terremoti italiani si verifica a profondità comprese tra 5 e 30 chilometri. Un sisma a 414 chilometri è classificato come evento sismico profondo — una categoria rara, con caratteristiche di propagazione completamente diverse rispetto ai terremoti superficiali.

Quando un terremoto si origina così in profondità, l’energia sismica deve attraversare centinaia di chilometri di roccia prima di raggiungere la superficie terrestre. In questo percorso, una parte significativa dell’energia viene dispersa e attenuata, riducendo sensibilmente la percezione del movimento nelle zone più vicine all’epicentro. Il risultato è una scossa che, nonostante la magnitudo elevata, può risultare quasi impercettibile proprio nell’area sovrastante l’ipocentro.

Perché si è sentito al Nord e non a Napoli

Il fenomeno che ha portato alcune persone a percepire la scossa a Milano, Como e Bergamo — e non a Napoli — è legato alle caratteristiche di propagazione delle onde sismiche attraverso la crosta terrestre. I terremoti molto profondi possono generare onde sismiche che, invece di irradiarsi uniformemente in tutte le direzioni dalla superficie, si propagano in modo differenziale attraverso gli strati geologici della crosta.

In alcuni casi, le onde sismiche di un terremoto profondo possono risultare più percepibili a distanze maggiori rispetto alle aree direttamente sovrastanti l’epicentro, a causa delle riflessioni e rifrazioni che avvengono nei diversi strati geologici. Si tratta di un fenomeno documentato dalla letteratura scientifica, che in questo caso ha prodotto l’effetto paradossale di far avvertire un terremoto nel Golfo di Napoli a chi si trovava nella pianura padana.

Nessun danno, situazione monitorata

Al momento non risultano segnalazioni di danni a persone o strutture né richieste di intervento ai servizi di emergenza. Napoli e le aree limitrofe — incluse le zone dei Campi Flegrei, già sotto osservazione per l’attività bradisismica — non hanno registrato effetti significativi al suolo. L’INGV continua a monitorare la situazione attraverso la sua rete sismica nazionale, verificando l’eventuale presenza di scosse di assestamento nelle ore successive all’evento principale.