C’è un lato di Enrica Bonaccorti che il grande pubblico televisivo ha conosciuto poco, o forse non abbastanza. Prima ancora che conduttrice, prima ancora che volto amato della televisione italiana, Bonaccorti era una donna innamorata delle parole.
Una giornalista, una scrittrice, una persona che aveva fatto della scrittura il modo più naturale per elaborare le emozioni più profonde. Fu Sergio Zavoli a sintetizzarlo con una formula rimasta celebre: “una giornalista prestata alla televisione.”
Ed è proprio la scrittura ad aver lasciato, dopo la sua scomparsa avvenuta il 12 marzo 2026, uno dei documenti più toccanti e personali che si potessero immaginare: una preghiera che Bonaccorti scrisse anni fa dopo la morte della madre, e che aveva condiviso con chi, nel tempo, si era rivolto a lei per un lutto simile. Non una preghiera tradizionale, non una formula liturgica. Qualcosa di molto più intimo — quasi una versione filiale e personale del Padre Nostro, in cui la figura materna diventa guida, protezione e punto di riferimento anche dall’aldilà.
Riletta oggi, dopo la sua morte, quelle parole assumono un peso ancora diverso.

















