Alle ore 15 di sabato 14 marzo 2026, la Chiesa degli Artisti di Roma — la Basilica di Santa Maria in Montesanto affacciata su Piazza del Popolo, luogo simbolico della capitale dove spesso vengono celebrati i funerali di chi ha fatto la storia dello spettacolo italiano — si è riempita di volti noti, di silenzio, di lacrime e di musica. Enrica Bonaccorti, scomparsa il 12 marzo all’età di 76 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro al pancreas, ha avuto il suo ultimo saluto in un rito che l’avrebbe fatta sorridere: carico di affetto, di ironia dolce e di quella leggerezza malinconica che l’aveva sempre contraddistinta.
Il feretro è arrivato in chiesa sulle note di “La lontananza” di Domenico Modugno — non una scelta casuale, perché quel brano porta anche la firma di Bonaccorti, che aveva contribuito alla sua stesura. Un ingresso che ha detto tutto senza bisogno di parole: accompagnata dalla figlia Verdiana e dall’ex marito Arnaldo Del Piave, la bara ha percorso la navata centrale sotto un applauso lungo e commosso. Poi ha preso la parola il mondo che l’aveva amata.
Le parole di Renato Zero: “Sorella, amica, complice”

Il momento più atteso — e più toccante — della cerimonia è arrivato con la lettura delle parole scritte da Renato Zero, assente fisicamente dalla chiesa ma presente in modo potente attraverso le frasi che Monsignor Antonio Staglianò, rettore della Basilica e celebrante della funzione, ha letto durante l’omelia: “Enrica sorella, amica, complice. Enrica penetra l’invisibile, vede le assenze e le dona voce. Percepisci i sorrisi, l’ironia pungente e li trasforma in parole. La morte non ha cancellato nulla di tutto questo, lo ha solo trasformato.”



















