Il caso della cosiddetta famiglia nel bosco non smette di aggiungere capitoli. L’ultimo è il più clamoroso dal punto di vista procedurale: Veruska D’Angelo, l’assistente sociale incaricata di seguire il nucleo familiare, ha depositato una denuncia per violenza privata nei confronti degli avvocati di Nathan e Cate, i genitori dei tre bambini al centro della vicenda. Una mossa definita dagli stessi legali della difesa come qualcosa di mai visto prima nell’ambito delle dinamiche giudiziarie minorili — e che spinge ulteriormente verso l’alto la temperatura di uno scontro già da mesi ai limiti della rottura totale.
La vicenda, che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso fin dalla scoperta della famiglia che viveva in isolamento in un casolare di Palmoli, in Abruzzo, si è progressivamente trasferita dalle cronache sociali alle aule di tribunale. Ora fa un ulteriore salto: dall’ambito civile minorile a quello penale, con accuse che coinvolgono direttamente i professionisti legali chiamati a difendere i genitori. Un unicum procedurale che fotografa quanto il clima attorno a questa vicenda sia diventato irrespirabile.
Ma cosa è successo esattamente? E perché l’assistente sociale ha deciso di fare questo passo?

















