giovedì, Luglio 2

Pippo Franco rinviato a giudizio: falsi certificati per il green pass, coinvolti moglie e figlio

Si apre un nuovo capitolo giudiziario legato agli anni della pandemia da Covid-19. Il comico Pippo Franco è stato rinviato a giudizio insieme ad altre diciassette persone con l’accusa di falso in atto pubblico, nell’ambito di un’inchiesta sui presunti certificati medici falsi utilizzati per ottenere il green pass senza sottoporsi alla vaccinazione.

Tra gli imputati figurano anche la moglie Maria Piera Bassino e il figlio Gabriele Franco, coinvolti nella stessa vicenda che risale all’estate del 2021, uno dei momenti più delicati dell’emergenza sanitaria in Italia.

Il contesto: l’estate del green pass

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Per comprendere la vicenda è necessario tornare indietro al 2021, quando l’Italia stava progressivamente riaprendo dopo le restrizioni legate al Covid. In quel periodo il green pass era diventato uno strumento fondamentale per accedere a ristoranti, viaggi, eventi e numerose attività quotidiane.

Proprio in questo contesto, secondo l’accusa, sarebbe nato un sistema parallelo per ottenere la certificazione senza vaccinazione reale, aggirando così le norme sanitarie.

Il ruolo del medico e il sistema informatico

Al centro dell’inchiesta c’è il medico di base Natale Cirino Aveni, anch’egli rinviato a giudizio. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Roma, sarebbe stato lui a creare certificazioni false di avvenuta vaccinazione per diversi pazienti.

Questi dati sarebbero poi stati inseriti nel sistema informatico della Regione Lazio, risultando ufficialmente validi e consentendo il rilascio regolare del green pass.

In pratica, secondo l’accusa, si trattava di un meccanismo che permetteva di ottenere il certificato senza aver ricevuto alcuna dose, aggirando i controlli sanitari.

Il coinvolgimento di Pippo Franco e della famiglia

Tra i pazienti del medico figurerebbe anche Pippo Franco. Secondo gli inquirenti, il professionista avrebbe attestato falsamente la vaccinazione del comico, della moglie e del figlio tra il 29 luglio e il 19 agosto 2021.

L’artista, che ha 85 anni, ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo la propria estraneità ai fatti.

La difesa, affidata agli avvocati Paolo Gallinelli e Benedetto Stranieri, contesta la ricostruzione dell’accusa, ritenuta basata su elementi non univoci.

Le intercettazioni e la linea difensiva

Secondo i legali, il coinvolgimento degli imputati deriverebbe in gran parte da intercettazioni telefoniche interpretate in modo discutibile dagli investigatori.

In particolare, viene citata una frase pronunciata da Pippo Franco durante una trasmissione televisiva su La7, in cui alla domanda sulla vaccinazione rispose: “Preferisco non rispondere, vi basti sapere che ho il Green Pass”.

Per la difesa, si trattava di una semplice battuta ironica, mentre per l’accusa rappresenterebbe un elemento indiziario da inserire nel contesto dell’indagine.

L’anomalia sulle dosi e l’indagine dei Nas

L’inchiesta ha avuto origine da un dato apparentemente tecnico ma decisivo: una discrepanza nel numero di dosi di vaccino dichiarate dal medico rispetto a quelle realmente disponibili.

Secondo gli accertamenti, a fronte di 20 fiale ricevute – equivalenti a circa 120 dosi – sarebbero state registrate 156 somministrazioni.

Un’anomalia che ha attirato l’attenzione dei carabinieri del Nas, dando il via agli approfondimenti investigativi e portando alla richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati.

Altri nomi coinvolti e secondo filone d’indagine

Tra gli imputati compare anche l’attore Pierluigi Concilietti, noto per la sua partecipazione al film Benedetta Follia di Carlo Verdone.

Parallelamente, la Procura sta valutando un secondo filone d’inchiesta che riguarda sempre lo stesso medico e la presunta emissione di certificati falsi per ottenere permessi di accesso alle Ztl di Roma.

In questo caso, la decisione su un eventuale processo per altri indagati è attesa nei prossimi mesi.

Un processo simbolo degli anni della pandemia

Il caso rappresenta uno degli episodi più rilevanti legati alla gestione del green pass in Italia. Durante la pandemia, la certificazione verde è stata uno degli strumenti principali per contenere i contagi e regolamentare la vita pubblica.

Eventuali irregolarità nella sua emissione assumono quindi un rilievo non solo giudiziario, ma anche sociale e politico.

Sarà ora il processo a stabilire se si sia trattato di un sistema organizzato o di una ricostruzione che, come sostiene la difesa, non trova pieno riscontro nei fatti.