sabato, Giugno 27

Addio a Beppe Savoldi, morto a 79 anni il “Mister due miliardi” del Napoli

Se ne va un pezzo di calcio italiano che ha segnato un’epoca. Beppe Savoldi, uno degli attaccanti più iconici degli anni Settanta, è morto all’età di 79 anni. Un nome che per molti tifosi significa gol, carattere e un trasferimento che cambiò per sempre il modo di vedere il mercato.

La sua scomparsa non è solo la perdita di un grande calciatore, ma anche di un simbolo di un calcio diverso, più diretto, più riconoscibile, dove i bomber erano il volto delle squadre e delle città.

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“Mister due miliardi”: il trasferimento che fece epoca

Il momento che più di ogni altro ha definito la carriera di Savoldi arriva nel 1975, quando il Napoli lo acquista dal Bologna per la cifra record di due miliardi di lire.

Un’operazione clamorosa per l’epoca, che gli valse il soprannome di “Mister due miliardi”. Non era solo un trasferimento, ma un segnale: il calcio italiano stava cambiando, entrando in una nuova dimensione anche economica.

E Savoldi diventò il volto di quella trasformazione.

Un bomber vero

Al di là dei numeri e delle cifre, Savoldi era soprattutto un attaccante completo. Forte fisicamente, preciso sotto porta, capace di segnare in ogni situazione.

Con le maglie di Atalanta, Bologna e Napoli ha costruito una carriera fatta di gol pesanti e stagioni da protagonista, diventando uno dei centravanti più rispettati del suo tempo.

Non era solo un finalizzatore, ma un punto di riferimento per la squadra, uno di quei giocatori che sapevano prendersi responsabilità nei momenti decisivi.

Una famiglia di calcio

Il legame con il calcio attraversava tutta la sua famiglia. Il figlio Gianluca ha seguito le sue orme diventando a sua volta calciatore.

Anche il fratello Gianluigi, detto “Titti”, ha avuto una carriera importante, vestendo tra le altre la maglia della Sampdoria tra il 1976 e il 1979.

Una dinastia sportiva che ha contribuito a lasciare un segno nel calcio italiano per più di una generazione.

Il ricordo di un’epoca

Con la morte di Savoldi scompare uno dei protagonisti di un calcio che oggi sembra lontano, fatto di figure simboliche e storie che andavano oltre il campo.

Il suo nome resta legato a un periodo in cui i grandi attaccanti incarnavano l’identità di una squadra e di una tifoseria. E proprio per questo, il suo ricordo continuerà a vivere nella memoria collettiva degli appassionati.

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