domenica, Luglio 5

Deputati Pd, M5S e Avs sospesi fino a 5 giorni: protesta contro CasaPound alla Camera

Arrivano le sanzioni per i deputati che, a fine gennaio, hanno impedito lo svolgimento di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. L’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha deciso di sospendere 32 parlamentari appartenenti a Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, per il loro ruolo nella protesta contro un evento legato all’estrema destra.

La decisione arriva a distanza di settimane dai fatti e riaccende lo scontro politico tra maggioranza e opposizione, con accuse reciproche sulla legittimità delle azioni messe in campo.

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Le sanzioni decise dalla Camera

Nel dettaglio, sono stati comminati 5 giorni di sospensione a 22 deputati e 4 giorni ad altri 10. I provvedimenti riguardano parlamentari di Pd, M5S e Avs che avevano preso parte all’occupazione della sala stampa di Montecitorio.

L’obiettivo della protesta era impedire una conferenza stampa sulla cosiddetta “remigrazione”, promossa dal deputato leghista Domenico Furgiuele e alla quale avrebbero dovuto partecipare anche esponenti di gruppi di estrema destra, tra cui CasaPound.

La differenza tra le sanzioni è stata stabilita in base al grado di coinvolgimento: i cinque giorni sono stati inflitti a chi ha materialmente impedito lo svolgimento dell’evento, mentre quattro giorni sono stati assegnati a chi ha contribuito alla saturazione degli spazi.

La protesta e lo stop alla conferenza

Durante la protesta, i deputati di opposizione hanno occupato la sala stampa, rendendo impossibile lo svolgimento dell’iniziativa. La conferenza è stata prima rinviata e poi definitivamente annullata.

La situazione ha portato la Camera a prendere una decisione drastica: cancellare tutte le conferenze stampa previste per quella giornata e revocare temporaneamente i permessi di accesso per gli esterni.

Un episodio che ha segnato un momento di forte tensione istituzionale, con conseguenze immediate sul funzionamento delle attività parlamentari.

Le reazioni delle opposizioni

Dura la reazione dei parlamentari coinvolti. Tra le voci più critiche c’è quella di Filiberto Zaratti (Avs), che ha definito la decisione “sproporzionata, ingiusta e inopportuna”.

Secondo i deputati sanzionati, la protesta era motivata dalla volontà di difendere i valori costituzionali e contrastare la presenza di organizzazioni ritenute incompatibili con la storia antifascista delle istituzioni italiane.

Per le opposizioni, dunque, si è trattato di un’azione politica e simbolica, mentre per l’Ufficio di presidenza si è configurata una violazione delle regole parlamentari.

Chi sono i deputati coinvolti

Tra i parlamentari colpiti dalle sanzioni figurano nomi noti del panorama politico, tra cui Laura Boldrini, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Gianni Cuperlo, Matteo Orfini e altri esponenti di primo piano dei gruppi di opposizione.

Le sospensioni comporteranno l’esclusione temporanea dai lavori parlamentari e dalle attività d’aula, incidendo anche sull’equilibrio delle presenze nei prossimi giorni.

Il caso Bartolozzi e il conflitto con la Procura

Nel corso della stessa riunione, l’Ufficio di presidenza ha affrontato anche un altro tema delicato: il caso di Giusy Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

È stata infatti approvata, con una maggioranza risicata (11 voti contro 10), la proposta di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Roma nell’ambito della vicenda Almasri.

La questione sarà ora sottoposta all’Aula, che dovrà esprimersi nei prossimi giorni su un passaggio istituzionale particolarmente delicato.

Uno scontro destinato a continuare

La decisione sulle sospensioni rischia di alimentare ulteriormente il clima di tensione tra maggioranza e opposizione. Da un lato, il richiamo al rispetto delle regole parlamentari; dall’altro, la rivendicazione di un’azione politica considerata legittima.

Il caso evidenzia ancora una volta quanto siano fragili gli equilibri all’interno delle istituzioni, soprattutto quando entrano in gioco temi sensibili come il rapporto con movimenti estremisti e i limiti della protesta politica.

Nei prossimi giorni, il dibattito è destinato a proseguire sia in Parlamento che fuori, con possibili ripercussioni sul piano politico e istituzionale.