Basta social network per i minorenni sotto i 15 anni. È questa la direzione verso cui si sta muovendo il governo Meloni, che secondo le prime indiscrezioni starebbe lavorando a un disegno di legge per limitare l’accesso alle piattaforme digitali da parte dei più giovani. Una stretta che, se confermata, cambierebbe radicalmente le abitudini di milioni di ragazzi italiani.
Cosa prevede la bozza
La notizia è stata rivelata dal Corriere della Sera, che ha visionato una bozza del provvedimento in corso di elaborazione. Il testo parlerebbe di “strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video” per gli utenti al di sotto dei 15 anni. Una soglia più bassa rispetto a quella adottata dall’Australia — dove dal dicembre 2025 il limite è fissato a 16 anni — ma comunque superiore ai 13 anni attualmente previsti dalla maggior parte dei servizi digitali.
Il disegno di legge sarebbe stato discusso nel corso di una riunione a cui hanno partecipato diversi ministri, tra cui il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Eugenia Roccella. Segnale che il provvedimento non riguarda solo la sfera tecnologica, ma tocca temi più ampi legati alla tutela dei minori e alla famiglia.
Non solo social: nel mirino anche YouTube e le chat
Un aspetto che non è passato inosservato riguarda la formulazione scelta nella bozza. Il testo non parla solo di “social network” in senso stretto, ma in modo più ampio di “piattaforme di condivisione video”. Una definizione estremamente generica che, se applicata alla lettera, potrebbe coinvolgere anche servizi come YouTube, WhatsApp e Telegram.
In linea teorica, sotto questa definizione potrebbero rientrare persino piattaforme di streaming come Netflix o Amazon Prime. Ovviamente, trattandosi ancora di una bozza parziale, è prematuro trarre conclusioni definitive. Solo la pubblicazione del testo ufficiale permetterà di capire con precisione quali piattaforme saranno effettivamente coinvolte e con quali modalità di controllo.
I casi di cronaca che hanno accelerato tutto
Il disegno di legge non nasce dal nulla. Alle spalle ci sono episodi di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica italiana nelle ultime settimane. Il 25 marzo, a Trescore Balneario in provincia di Bergamo, un ragazzo di 13 anni è entrato a scuola con uno smartphone al collo che trasmetteva in diretta su Telegram, accoltellando la sua professoressa di francese. Il 30 marzo, a Perugia, un 17enne è stato arrestato con l’accusa di pianificare una strage scolastica. In entrambi i casi emergevano legami con gruppi Telegram e comunità violente attive online.
Due episodi distanti geograficamente ma uniti da un filo comune: il ruolo delle piattaforme digitali nella radicalizzazione di giovanissimi. Una connessione che ha spinto il governo ad accelerare il lavoro su un provvedimento che circolava già da tempo nelle stanze dei ministeri.