mercoledì, Luglio 8

Ultimatum di Trump all’Iran: “Distruggerò tutto”

È il giorno decisivo per il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump è ormai agli sgoccioli: Teheran deve accettare le condizioni imposte da Washington oppure rischia attacchi diretti alle proprie infrastrutture strategiche.

La richiesta principale riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz e concessioni sul programma nucleare. Ma i negoziatori restano pessimisti sulla possibilità di un accordo.

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La minaccia di Trump

Il messaggio del presidente americano è durissimo e lascia poco spazio all’interpretazione: “Ogni ponte e ogni centrale elettrica verrà distrutta”.

Secondo fonti statunitensi, un eventuale ordine di attacco potrebbe arrivare subito dopo la scadenza dell’ultimatum.

Iran: “Scudi umani davanti alle centrali”

Dal lato iraniano, la tensione è altissima. Un funzionario del governo ha invitato apertamente i giovani a proteggere le infrastrutture strategiche: “Sono un nostro patrimonio nazionale e nostro capitale, a prescindere da qualsiasi opinione politica”.

L’invito è quello di formare catene umane attorno alle centrali elettriche, nel timore di imminenti bombardamenti.

Attacchi e minacce nella regione

La notte è stata segnata da nuovi attacchi e operazioni militari. Raid hanno colpito un importante complesso petrolchimico a Jubail, in Arabia Saudita, una delle più grandi aree industriali del mondo.

Israele ha inoltre avvisato la popolazione iraniana: “Non prendete il treno e non avvicinatevi alle linee ferroviarie, mette in pericolo le vostre vite”.

Golfo nel caos: infrastrutture e trasporti a rischio

La situazione nel Golfo Persico è sempre più instabile. Il ponte King Fahd Causeway, che collega Arabia Saudita e Bahrein, è stato chiuso per il rischio di attacchi iraniani. Nel frattempo, i Pasdaran avvertono: “Le condizioni di transito non torneranno mai a quelle precedenti”.

Una dichiarazione che riguarda direttamente lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di energia.

Esplosioni e raid: cresce la paura

Nella notte si sono registrate esplosioni anche a Teheran. Secondo fonti locali, una sinagoga sarebbe stata danneggiata durante gli attacchi. Intanto Israele ha annunciato una nuova ondata di raid aerei contro obiettivi iraniani, mentre il conflitto continua ad allargarsi coinvolgendo sempre più Paesi. La crisi si riflette anche sulla politica interna americana. Alcuni parlamentari democratici starebbero valutando un’azione senza precedenti:

invocare il 25° emendamento per rimuovere Trump dall’incarico, sostenendo che non sia in grado di gestire la situazione. Nel frattempo, il Pentagono ha cancellato una conferenza stampa prevista proprio nelle ore più delicate prima della scadenza dell’ultimatum.

Il rischio escalation globale

Il quadro complessivo resta estremamente fragile. L’Iran rifiuta le condizioni imposte e parla apertamente di crimini di guerra, mentre gli Stati Uniti non sembrano intenzionati a fare passi indietro.

Con lo Stretto di Hormuz a rischio chiusura e il mercato energetico già sotto pressione, il timore è che nelle prossime ore si possa entrare in una fase ancora più grave del conflitto, con conseguenze globali.