La riapertura dello Stretto di Hormuz segna un passo importante verso la normalizzazione dei traffici energetici globali, ma non basta a far scendere subito i prezzi dei carburanti. Nonostante il ritorno alla navigazione in uno dei punti strategici per il petrolio mondiale, gli effetti della crisi continueranno a pesare ancora per settimane.
Hormuz riaperto, ma i prezzi non scendono

Dopo la tregua tra Stati Uniti e Iran, il passaggio nello Stretto è tornato operativo. Tuttavia, secondo diverse analisi, tra cui quella dell’esperto Matteo Villa dell’Ispi, il ritorno alla normalità non si traduce automaticamente in un calo dei prezzi alla pompa.
Circa il 20% del petrolio globale transita da questa rotta, ma il sistema energetico globale ha subito scosse che richiedono tempo per essere riassorbite.
I tempi della logistica rallentano il ribasso
Uno dei principali ostacoli è rappresentato dai tempi tecnici della logistica. Le petroliere impiegano settimane per raggiungere l’Europa e i carichi partiti durante la crisi continuano a influenzare i prezzi attuali.
Anche con la ripresa del traffico, serviranno tra tre e cinque settimane prima che le nuove forniture incidano concretamente sui listini.
Danni agli impianti e produzione ridotta
La crisi ha lasciato segni tangibili anche sulle infrastrutture energetiche. Pozzi, raffinerie e terminal hanno subito danni che limitano la capacità produttiva, soprattutto per i prodotti raffinati come diesel e carburante per aerei.
Inoltre, alcuni grandi esportatori, tra cui il Qatar per il gas, potrebbero operare a regime ridotto ancora per un periodo non breve.
Costi di trasporto e assicurazioni ancora elevati
Il ritorno alla normalità del traffico marittimo è graduale. Navi ferme o rallentate durante la crisi devono essere riprogrammate, mentre gli accumuli di carico rallentano la distribuzione.