martedì, Luglio 14

Attacco Trump, Papa Leone non si tiene e gli risponde così: Ecco cosa penso di lui

Uno scontro senza precedenti scuote i rapporti tra Casa Bianca e Vaticano, con toni che non si erano mai registrati nella storia recente.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato frontalmente Leone XIV, il primo Papa americano della storia, accusandolo pubblicamente per le sue posizioni contro la guerra in Iran e in Libano. Le parole del presidente sono arrivate alla vigilia di un viaggio altamente simbolico del Pontefice, diretto in Algeria, prima volta assoluta per un Papa nel Paese nordafricano.

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Tutto è iniziato con un duro post pubblicato da Trump sul suo social Truth e rilanciato poi davanti alle telecamere. Un attacco diretto, personale, dai toni particolarmente aggressivi. “Papa Leone è debole sulla criminalità ed è pessimo in politica estera”, ha scritto il presidente, dando il via a una lunga invettiva in cui ha criticato il Pontefice su più fronti, dalla gestione delle questioni internazionali fino alle sue prese di posizione sui conflitti. “Leo dovrebbe rimettersi in carreggiata come Papa, usare il buon senso, smettere di compiacere la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico. Questo lo sta danneggiando molto e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica”.

Papa Leone risponde a Donald Trump dopo l’attacco al pontefice

Le parole del presidente hanno immediatamente fatto il giro del mondo, anche perché arrivano dopo giorni di tensione crescente. Il Pontefice aveva infatti criticato apertamente le scelte militari statunitensi e israeliane, parlando di escalation pericolosa e denunciando con forza il ritorno della guerra come strumento politico. Già durante la Settimana Santa aveva definito “inaccettabili” le minacce di distruggere l’Iran, mentre durante la Pasqua aveva ribadito la necessità di fermare il conflitto, parlando della preghiera come “argine al delirio di onnipotenza”.

La risposta di Leone XIV è arrivata in volo, durante il viaggio da Roma ad Algeri. Parole misurate ma ferme, che hanno segnato la linea del Vaticano: “Io non ho paura dell’amministrazione Trump”, “parlo del Vangelo” e quindi “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”. Il Papa ha poi chiarito di non voler alimentare lo scontro diretto: “Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui”.

Con il passare delle ore, il caso si è allargato assumendo una dimensione internazionale e istituzionale. Non si tratta infatti del primo attrito tra Casa Bianca e Vaticano: in passato George W. Bush aveva espresso irritazione per le critiche di Giovanni Paolo II sulla guerra in Iraq, mentre lo stesso Trump aveva già avuto tensioni con Papa Francesco sul tema dei migranti. Tuttavia, mai un presidente in carica si era spinto a utilizzare un linguaggio così diretto e personale nei confronti di un Pontefice.

A rendere il quadro ancora più teso contribuisce un episodio emerso nei giorni scorsi: dopo un discorso del Papa sulla guerra e sulla violazione del diritto internazionale, il nunzio apostolico negli Stati Uniti sarebbe stato convocato dal Pentagono per ricevere una formale manifestazione di irritazione. Un segnale che indica come le tensioni non siano soltanto mediatiche, ma coinvolgano anche i canali diplomatici.

Nel frattempo, il mondo cattolico si è stretto attorno al Pontefice. Il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha espresso amarezza per le parole di Trump, sottolineando come il Papa non sia un rivale politico ma una guida spirituale. Sulla stessa linea anche la Conferenza Episcopale Italiana, che ha ribadito la piena comunione con il Pontefice.

Non sono mancate reazioni dal mondo religioso e culturale, con interventi che hanno sottolineato il valore morale delle parole del Papa e il suo ruolo nel richiamare i leader mondiali alla responsabilità. Nel pieno di un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni crescenti, lo scontro tra Washington e il Vaticano assume così un significato che va oltre le singole dichiarazioni.

Da una parte il potere politico, dall’altra una voce religiosa che rivendica il diritto di intervenire sui grandi temi globali. Una contrapposizione sempre più evidente che potrebbe segnare una nuova fase nei rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede.