martedì, Aprile 14

“Ci vediamo in tribunale”: Conte perde la pazienza in Aula sfida i parlamentari

La commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid è diventata il campo di battaglia più caldo della politica italiana. Martedì 14 aprile lo scontro tra Fratelli d’Italia e Giuseppe Conte ha raggiunto un livello di intensità che raramente si vede in Parlamento: insulti in aula, mascherine indossate in segno di protesta, e infine la risposta del leader M5S che ha gelato tutti con una sfida diretta ai parlamentari meloniani. “Rinunciate all’immunità, se avete tanto coraggio, così ripetete le stesse parole dette in Aula e ci vediamo in tribunale”.

La miccia: “Mentitore seriale”

A fare esplodere la giornata è stata la capogruppo di FdI in commissione Alice Buonguerrieri, che dal banco della Camera ha attaccato Conte senza alcuna riserva. “È un mentitore seriale, e se ha mentito su questo su cos’altro ha mentito? Non ci fermeremo, andremo avanti nella ricerca della verità”. Al termine del suo intervento, i deputati di Fratelli d’Italia hanno indossato compatti le mascherine protettive — un gesto simbolico studiato per richiamare visivamente le polemiche sulle forniture di dispositivi durante la pandemia.

Ma non si è trattato di un attacco isolato. In mattinata la senatrice di FdI Antonella Zedda aveva già alzato i toni citando un passaggio del libro di Conte, nel quale l’ex premier scrive che “alla fine è solo alla politica che spetta l’onere di assumersi la responsabilità” delle misure restrittive come i lockdown. Per FdI quella frase è una confessione: significherebbe che il racconto per cui “la scienza dettava le scelte”, ripetuto per mesi dall’allora ministro Speranza, era una versione costruita ad arte.

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Cosa c’è al centro dell’inchiesta

La polemica più concreta ruota attorno a un’audizione avvenuta l’8 aprile in commissione, dove un imprenditore, Dario Bianchi, ha dichiarato di aver conosciuto un avvocato che si presentava come “collega del presidente Conte” e offriva consulenze per risolvere problemi con la struttura commissariale nella vendita di mascherine. Conte ha smentito categoricamente di aver mai avuto rapporti professionali con quell’avvocato, definendo le ricostruzioni circolate sui media una “diffamazione” e ricordando che le indagini della Procura su quel caso non hanno prodotto risultati.

Sui suoi profili social, nei giorni precedenti, aveva già scritto: “Da giorni leggete e sentite ancora bugie e illazioni miserabili su di me. Calunnie sulla gestione Covid e su aspetti che mi vedono completamente estraneo. È lo stesso fango con cui ripartono alla carica dopo le archiviazioni dei tribunali”.

La replica di Conte: il rilancio sul tribunale e la frecciata finale

Di fronte all’attacco in aula, Conte ha risposto su due livelli. Sul piano legale ha lanciato la sfida dell’immunità: se i parlamentari di FdI sono così sicuri di quello che dicono, ripetano le stesse parole fuori dal Parlamento, dove l’immunità non li protegge, e vedano cosa succede in tribunale. Sul piano politico ha rigirato l’accusa sull’impostazione stessa della commissione: “Abbiamo chiesto l’ampio coinvolgimento anche delle Regioni dove il centrodestra è al governo, ma siccome il coraggio non vi appartiene le avete escluse, proprio dove la gestione si è rivelata più critica”.

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