giovedì, Luglio 23

Decreto Sicurezza, fiducia alla Camera: Conte attacca Meloni – VIDEO

La Camera vota la fiducia sul decreto Sicurezza e il clima è incandescente. Il governo va avanti con il provvedimento così com’è — norma sui premi agli avvocati per i rimpatri inclusa — con la promessa di correggerla venerdì, quando il Consiglio dei ministri si riunirà immediatamente dopo il voto finale della Camera, nella Sala del governo a Montecitorio. Ma in aula le opposizioni non mollano. E l’attacco più duro è arrivato da Giuseppe Conte, che ha trasformato la sua dichiarazione di voto in un atto di accusa chirurgico.

Conte: “Costringe gli avvocati a commettere due reati”

Il leader del Movimento 5 Stelle ha preso la parola da avvocato — e lo ha detto esplicitamente, con orgoglio. Il ragionamento giuridico che ha costruito in aula è semplice, diretto e difficile da contestare. “Spieghiamolo bene a tutti”, ha detto Conte. “Che cosa avete cercato in quell’avvocato? Comprensione, lealtà, diligenza, massima attenzione per difendere le vostre ragioni. Ora questa norma a cosa costringe l’avvocato? È come se il vostro avvocato, con cui avete un rapporto fiduciario, venga contattato dal vostro avversario in giudizio che gli promette e addirittura gli consegna dei soldi per convincerlo a farvi aderire a una soluzione contraria ai vostri interessi”.

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La conclusione è netta: “Sapete come si chiama questa fattispecie? Ricorre in due reati: il reato di patrocinio infedele e di corruzione. L’avvocato viene pagato dallo Stato — che è l’avversario del cliente — perché debba convincere il cliente a sottoscrivere una soluzione che per definizione è contro i suoi interessi. State costringendo gli avvocati a commettere due reati”.

“Smarrita dopo la sveglia referendaria”

L’attacco a Meloni è arrivato subito dopo. La premier aveva definito la norma “di assoluto buon senso”. Conte ha risposto con una domanda che suona come un atto d’accusa: “Come fa la presidente del Consiglio a dire che questa è una soluzione di buonsenso? Ma è così smarrita, è così confusa dopo la sveglia referendaria da dire queste stupidaggini in libertà?”.

Il riferimento al referendum sulla giustizia — perso dal governo — è esplicito. E Conte torna a batterci sopra durante tutto l’intervento, costruendo una narrazione in cui il decreto Sicurezza non è solo una norma sbagliata ma il sintomo di un governo che ha perso la bussola dopo la sconfitta alle urne.

“Non saremo mai i servitori del governo di turno”

Il passaggio più applaudito dalle opposizioni è quello in cui Conte rivendica l’autonomia della categoria forense con una frase destinata a circolare: “Noi avvocati siamo il baluardo di chi non ha tutela. Non saremo mai i servitori del governo di turno, i burattini nelle mani del governo per cercare di rimediare a quattro anni di fallimento del governo Meloni. Scordatevelo”.

E poi l’affondo su un’altra dichiarazione di Meloni, che aveva detto che tutti — anche i magistrati — devono lavorare nella stessa direzione del governo: “Raggelante. I magistrati sono l’argine, sono i custodi della legalità, tutelano i diritti. Non siete riusciti con i magistrati, con la riforma adesso state tentando di asservire gli avvocati alle vostre funzioni di governo”.

Serracchiani (Pd): “Bastava un corso di tre giorni di diritto”

La deputata dem e responsabile nazionale Giustizia Debora Serracchiani ha usato toni diversi ma ugualmente taglienti. “Bastava fare tre giorni intensivi di diritto per capire che era una norma manifestamente incostituzionale”, ha detto, aggiungendo una critica che va oltre il bonus rimpatri: il decreto non prevede un euro per la prevenzione, e la copertura finanziaria è dubbia. “Prendono le risorse dalle facoltà assunzionali. E sappiamo che le forze dell’ordine nel nostro Paese mancano, e anche tanto”.

Magi (+Europa): “127esimo decreto, 115esima fiducia”

Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha portato i numeri in aula. “Si tratta del 127esimo decreto che questo governo ha emanato e della 115esima fiducia che questo governo ha apposto a questi decreti. Una compulsiva attività di decretazione d’urgenza”. E sulla norma correttiva già annunciata: “Sono arrivati a inaugurare la decretazione d’urgenza per emendare la decretazione d’urgenza”. Una frase che riassume in modo efficace il cortocircuito istituzionale di questi giorni.

Zaratti (Avs): “Norme di carattere fascista, Meloni si dimetta”

L’intervento più duro in termini politici è arrivato dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Filiberto Zaratti, che ha chiesto esplicitamente le dimissioni della premier: “Gli italiani che si sono recati alle urne hanno detto no alla riforma della giustizia ma anche no al governo Meloni. Non avete più la fiducia del Paese e ne dovete prendere atto. Meloni ci metta la faccia e rassegni le dimissioni”. Sulla norma sugli incentivi ha usato una definizione netta: “Norme di carattere fascista”.

Il Cdm di venerdì: si corregge dopo aver votato la norma sbagliata

Al termine del voto finale della Camera, previsto venerdì, il Consiglio dei ministri si riunirà immediatamente nella Sala del governo a Montecitorio per approvare il provvedimento correttivo annunciato da Meloni. La sequenza è paradossale: il governo voterà una norma che sa essere problematica, si impegnerà a correggerla, e poi la correggerà con un altro decreto. Un percorso che le opposizioni leggono come una forzatura istituzionale senza precedenti, e che il governo difende come l’unica soluzione tecnicamente praticabile nei tempi disponibili.