Ci sono notizie che non esplodono all’improvviso, ma si diffondono lentamente, lasciando dietro di sé un senso di vuoto difficile da spiegare. La morte di Alex Zanardi è una di queste. Una perdita che non riguarda solo il mondo dello sport, ma un intero Paese che negli anni ha imparato a riconoscersi nella sua forza, nella sua ironia e nella sua capacità di rialzarsi anche dopo le prove più dure.
Il 2 maggio 2026 si è spento a 59 anni, dopo un lungo percorso segnato dalle conseguenze del grave incidente del 2020. Una battaglia silenziosa, lontana dai riflettori, affrontata con quella stessa determinazione che lo aveva reso un simbolo globale.
Il messaggio di Giorgia Meloni

Tra le tante reazioni arrivate subito dopo la notizia, spiccano le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha voluto ricordarlo con un messaggio carico di significato umano prima ancora che sportivo.
“L’Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio, forza e dignità”, ha scritto. Un tributo che sintetizza perfettamente ciò che Zanardi ha rappresentato per milioni di persone.
Alex Zanardi ha saputo rimettersi in gioco ogni volta, affrontando anche le sfide più dure con determinazione, lucidità e una forza d’animo fuori dal comune. Con i suoi risultati sportivi, con il suo esempio e con la sua umanità, ha dato a tutti noi molto più di una vittoria: ha dato speranza, orgoglio e la forza di non arrendersi mai.
A nome mio e del Governo rivolgo un pensiero commosso e la più sincera vicinanza alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.
Grazie di tutto, Alex.
Non solo risultati e medaglie, ma un esempio concreto di resilienza. Una figura capace di andare oltre lo sport e diventare un punto di riferimento anche per chi, nella vita quotidiana, affronta difficoltà e ostacoli.
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Una vita tra cadute e rinascite
La storia di Zanardi è una sequenza di cadute e ripartenze. Dopo gli inizi nei kart e l’approdo in Formula 1, il successo arriva negli Stati Uniti con due titoli nel campionato CART. Poi, nel 2001, l’incidente al Lausitzring che cambia tutto: la perdita delle gambe, una nuova realtà da affrontare.
Ma è proprio da lì che nasce la seconda vita. Non una parentesi, ma una trasformazione. Con l’handbike diventa uno dei più grandi atleti paralimpici di sempre, conquistando medaglie e stabilendo record, ma soprattutto costruendo un messaggio universale.