domenica, Maggio 17

“Vivo in un Paese di razzisti”: chi è Salim El Koudri, l’uomo arrestato dopo l’attacco di Modena

Dietro il nome di Salim El Koudri, il 31enne arrestato dopo il violentissimo attacco nel centro di Modena, sta emergendo nelle ultime ore un profilo complesso fatto di isolamento sociale, problemi psicologici, disoccupazione e una vita apparentemente ai margini. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire non soltanto la dinamica dell’aggressione avvenuta sabato pomeriggio in via Emilia Centro, ma soprattutto il percorso personale dell’uomo che avrebbe travolto intenzionalmente diversi passanti con un’auto prima di accoltellare una persona che tentava di fermarlo.

L’attacco ha provocato otto feriti, alcuni gravissimi. Due donne, di 55 e 69 anni, hanno subito l’amputazione delle gambe dopo essere state travolte dalla Citroën C3 guidata dal 31enne. Una delle due versa ancora in pericolo di vita.

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chi è davvero Salim El Koudri

Chi è Salim El Koudri

Salim El Koudri è nato a Seriate, in provincia di Bergamo, da genitori marocchini ed è cresciuto in Emilia-Romagna. Viveva a Ravarino, nel modenese, ed era incensurato. Secondo quanto emerso dalle indagini, aveva conseguito una laurea in Economia ma non era riuscito a costruirsi una stabilità lavorativa dopo gli studi.

Gli inquirenti stanno approfondendo soprattutto gli ultimi anni della sua vita. Tra il 2022 e il 2024 il 31enne sarebbe stato seguito da una struttura di salute mentale di Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide della personalità, un quadro clinico che può comportare forte isolamento, difficoltà relazionali e distacco emotivo.

Secondo alcune indiscrezioni investigative riportate da diversi quotidiani, El Koudri avrebbe raccontato di sentirsi emarginato e bullizzato, arrivando ad affermare di vivere “in un Paese di razzisti”. Una frase che ora viene analizzata dagli investigatori per comprendere il suo stato psicologico e verificare se possa avere avuto un ruolo nella costruzione del suo disagio personale.

I social chiusi da Meta e il sospetto dell’auto-radicalizzazione

Un altro elemento finito sotto la lente riguarda i suoi profili social. Online risultano infatti praticamente inesistenti tracce pubbliche riconducibili a El Koudri. Secondo alcune ricostruzioni, i suoi account Facebook e Instagram sarebbero stati chiusi da tempo da Meta, probabilmente per violazioni delle policy della piattaforma.

Gli investigatori stanno ora cercando di capire cosa pubblicasse il 31enne e se dietro la chiusura degli account ci fossero contenuti violenti, estremisti o problematici. La Procura potrebbe chiedere formalmente a Meta di fornire dati e contenuti archiviati per chiarire eventuali aspetti ancora oscuri della vicenda.

Al momento, però, la pista terroristica non sarebbe confermata. Nella sua abitazione non sarebbero stati trovati elementi riconducibili a organizzazioni jihadiste o a una pianificazione strutturata di attentati. Gli inquirenti parlano piuttosto di un possibile caso di auto-radicalizzazione individuale o di un gesto legato a una forte fragilità psichica.

L’attacco nel centro di Modena

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