«Ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno morivo». È l’unica frase di senso compiuto che Salim El Koudri, 31 anni, ha pronunciato davanti al suo avvocato Fausto Gianelli nel carcere di Modena, dove è detenuto con l’accusa di strage e lesioni aggravate. El Koudri è il cittadino italiano di origini marocchine che sabato 16 maggio 2026 ha travolto con la sua automobile sette passanti lungo la via Emilia a Modena, ferendone otto, di cui quattro gravemente. Una donna di 55 anni ha perso entrambe le gambe.

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Cosa sappiamo finora
- Salim El Koudri, 31 anni, nato a Seriate (Bergamo) da famiglia di origini marocchine, residente a Ravarino (Modena), laureato in Economia, incensurato
- È accusato di strage e lesioni aggravate; è detenuto nel carcere di Modena
- L’avvocato difensore Fausto Gianelli lo descrive come «non lucido»: risponde a monosillabi, muove la testa per dire sì o no, non sa spiegare il gesto né ricostruire gli eventi
- L’avvocato ha annunciato la richiesta di una perizia psichiatrica
- Fino a marzo 2024 era in carico al Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide della personalità
- Non è praticante islamico, non ha partecipato al Ramadan; in carcere ha chiesto una Bibbia
- La famiglia, pienamente lucida secondo il legale, ha chiesto prima dei feriti che del figlio: «L’unica cosa a cui pensano e per cui pregano è la salute delle persone ricoverate»
- Nel 2021 aveva inviato mail contraddittorie all’Università di Modena: prima insulti contro i «bastardi cristiani», poi scuse un’ora dopo, poi nel 2022 una richiesta d’aiuto per trovare lavoro
- Il gruppo antiterrorismo della DDA di Bologna monitora il caso ma al momento non sono emersi elementi riconducibili a una matrice terroristica
Il profilo clinico: «Non sa spiegare il perché del gesto»
L’avvocato Gianelli, che ha incontrato El Koudri in carcere nelle ore successive all’arresto, traccia un quadro clinico preoccupante. Il giovane «risponde a monosillabi, muove la testa per dire sì o no, ma non sa spiegare il perché del gesto, né ricostruire quanto accaduto». L’unica frase articolata che ha pronunciato è quella sull’uscita di casa con il coltello, con la consapevolezza — nelle sue parole — che sarebbe morto quel giorno. Una dichiarazione che suggerisce un intento suicida più che omicida, e che il difensore ritiene elemento sufficiente per chiedere una perizia psichiatrica formale.
Non è islamista: «Ha chiesto la Bibbia»
L’avvocato Gianelli smentisce con nettezza qualsiasi lettura di matrice religiosa o islamista dell’episodio: El Koudri «non è praticante, non è credente, non ha partecipato al Ramadan». A conferma concreta, quando il legale gli ha chiesto se volesse un libro, il giovane ha risposto chiedendo la Bibbia. Un dettaglio che complica ulteriormente ogni tentativo di incasellare l’episodio in categorie politiche o ideologiche preconfezionate, e che sposta l’asse della valutazione verso il disagio psichiatrico e il fallimento del percorso di cura interrotto nel 2024.
La famiglia: «Pensiamo solo ai feriti»
Il legale riferisce che la famiglia di El Koudri è «pienamente lucida» e «annichilita dal dolore». La prima preoccupazione espressa ai familiari non riguardava il figlio, ma le vittime: «Mi hanno chiesto più dei feriti che del figlio», ha dichiarato Gianelli. Solo in un secondo momento hanno chiesto notizie di Salim, «consapevoli della gravità del fatto». «L’unica cosa a cui pensano e per cui pregano è la salute delle persone ricoverate in ospedale», ha concluso il difensore.
Le mail all’università del 2021: insulti, scuse e una richiesta d’aiuto
A complicare il quadro è la pubblicazione di alcune mail che El Koudri inviò all’Università di Modena nel 2021, rilanciate dal Corriere. Il 27 aprile di quell’anno, in serata, il giovane scrisse prima per chiedere insistentemente un impiego da impiegato in città: «Dovete farmi lavorare come impiegato, non magazziniere, qua a Modena». Poi, in una mail successiva, sfogò la propria frustrazione con insulti contro i «bastardi cristiani», per poi scusarsi circa un’ora dopo. Nel febbraio 2022, con toni completamente diversi, tornò a scrivere all’ateneo: «Non riesco a trovare lavoro coerentemente con i miei studi e non so cosa fare. Sono da solo, ho 27 anni e vivo con i miei genitori stranieri. Cosa mi consigliate di fare?».
L’avvocato Gianelli invita alla cautela: «Sono mail del 2021, scritti di cinque anni fa. Su tutto il materiale informatico contenuto nei dispositivi del mio assistito sarà necessaria una perizia», sottolineando che nessuna conclusione può essere tratta prima di un’analisi forense completa.
Cosa cambia adesso
Il fascicolo resta nelle mani della Procura di Modena, che dovrà valutare la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dalla difesa. La DDA di Bologna continua a monitorare l’evoluzione delle indagini in via precauzionale, ma la pista terroristica appare sempre più marginale. Il quadro che emerge è quello di un uomo in un progressivo stato di isolamento e disagio — senza lavoro, senza sostegno psichiatrico dal 2024, con una storia di comunicazioni erratiche e contraddittorie — che ha trasformato la propria disperazione in un gesto di violenza cieca contro innocenti. Le vittime più gravi sono ancora ricoverate, una donna in Rianimazione al Maggiore di Bologna. Le loro condizioni restano il punto di massima attenzione nelle prossime ore.