A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, uno degli elementi più discussi della nuova inchiesta della Procura di Pavia riguarda un pezzo di carta: lo scontrino del parcheggio di Vigevano che Andrea Sempio, l’allora 19enne oggi indagato per omicidio volontario, consegnò ai carabinieri nell’ottobre 2008.
Quel documento, secondo la sua versione, dimostrerebbe che la mattina del delitto non si trovava a Garlasco, ma a Vigevano per acquistare un libro. Oggi quell’alibi scricchiola. E al centro della nuova attenzione investigativa c’è la madre di Sempio, Daniela Ferrari.
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Cosa sappiamo finora
- Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi viene uccisa nella sua abitazione di via Pascoli a Garlasco; per l’omicidio è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi, che ora chiede la revisione del processo
- La Procura di Pavia ha iscritto Andrea Sempio, 38 anni, nel registro degli indagati per omicidio volontario aggravato
- L’alibi di Sempio si basa su uno scontrino del parcheggio di Vigevano: lo ha consegnato ai carabinieri nell’ottobre 2008, oltre un anno dopo il delitto, dopo essersi sentito male durante l’interrogatorio
- Gli investigatori lo ritengono «impossibile da riscontrare con certezza» come prodotto da Sempio, e quindi un alibi nullo; ipotizzano che sia stato fatto dalla madre e conservato per precostituire una difesa
- Il 22 ottobre 2025 i genitori di Sempio vengono intercettati in auto: il padre Giuseppe Sempio dice alla moglie «perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu»
- La madre Daniela Ferrari, intercettata separatamente, dice: «È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino… gli ho rovinato la vita all’Andrea»
- Nei messaggi tra Daniela Ferrari e il pompiere Antonio Bugada, indicato come presunto amante dell’epoca, emergerebbe che lo scontrino non apparterrebbe ad Andrea Sempio
- Le celle telefoniche avrebbero collocato Sempio a Garlasco tra le 9:58 e le 11:10 della mattina del delitto
- Il 17 marzo 2025, intercettato in auto mentre viene intervistato da una giornalista, Sempio esita alla domanda «il tuo alibi sarebbe?» e non risponde: è la cronista a dovergli suggerire la risposta
L’intercettazione del padre: «Lo scontrino lo hai fatto tu»
È il 22 ottobre 2025 quando Giuseppe Sempio e la moglie Daniela Ferrari parlano in auto — ignari delle microspie — di un presunto supertestimone emerso sui media, che avrebbe dovuto chiarire la provenienza dello scontrino. La trascrizione integrale dell’intercettazione, riportata nelle carte dell’inchiesta, è molto più articolata di come è stata presentata da alcuni telegiornali. Il padre dice tra l’altro: «Vabbè… lo scontrino lo hai fatto tu, secondo lui ha detto che non lo hai fatto tu, non l’ha fatto il figlio non l’ho fatto io… lo avrà fatto lui! Lo avrà dato lui al figlio!». Poi la battuta finale della madre: «A Garlasco ci sono più testimoni che abitanti».
Come ha evidenziato il quotidiano Il Dubbio, la frase chiave è «secondo lui» — un inciso che molte testate hanno omesso, trasformando un racconto condizionale in una confessione. La differenza tra un alibi non riscontrato e un alibi falso, sul piano giudiziario, è sostanziale. Gli stessi carabinieri, nelle annotazioni depositate, scrivono che è «impossibile riscontrare con certezza» chi abbia materialmente ritirato quel tagliando.
La madre: «Gli ho detto io di tenere lo scontrino»
Più diretta appare invece la frase attribuita a Daniela Ferrari, intercettata in una circostanza separata: «È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino… gli ho rovinato la vita all’Andrea». Una frase che gli inquirenti leggono come un elemento significativo, ma che la difesa potrebbe interpretare diversamente — ad esempio come l’espressione di un senso di colpa materno per aver incoraggiato il figlio a conservare un documento rivelatosi controproducente.
Il ruolo della madre si intreccia con quello di Antonio Bugada, il pompiere indicato come presunto amante di Daniela Ferrari all’epoca dei fatti. Tra i messaggi scambiati tra i due ci sarebbero riferimenti espliciti allo scontrino, con indicazioni che il tagliando non sarebbe di Andrea. La donna, quando i carabinieri le hanno rivelato il nome di Bugada durante un interrogatorio, avrebbe accusato un malore.
Sempio esita sull’alibi: «I carabinieri lo trovano suggestivo»
C’è un altro episodio che i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno inserito nelle carte dell’inchiesta. Il 17 marzo 2025, sei giorni dopo che la notizia della nuova indagine era diventata pubblica, Sempio viene intercettato in auto mentre risponde alle domande di una cronista. Alla domanda «il tuo alibi sarebbe invece?» — captata dalle microspie — Sempio «esita, non risponde, resta in silenzio». È la giornalista a dovergli suggerire: «di essere stato con tuo papà». Solo allora Sempio risponde, a scatti: «Ah ok… il mio unico alibi è che io ero… in quel momento ero… ero a casa… ero a casa con mio padre… e poi semplicemente a un certo punto sono uscito…». Per i carabinieri il passaggio è «sicuramente suggestivo» proprio perché la cronista non ottiene «una risposta secca» ma deve essere lei a fornire la risposta.
Cosa cambia adesso
Le intercettazioni sui genitori di Sempio sono agli atti dell’inchiesta della Procura di Pavia, che deve ancora decidere se chiedere il rinvio a giudizio. La difesa di Sempio — guidata dall’avvocata Angela Taccia e dal collega Liborio Cataliotti — ha finora mantenuto la linea del silenzio strategico, aspettando il deposito del fascicolo prima di commentare i singoli elementi. Nei 20 giorni successivi al deposito, la difesa potrà chiedere di far parlare Sempio con dichiarazioni spontanee. Nel frattempo l’alibi dello scontrino — che nel 2008 permise a Sempio di uscire di scena per quasi un decennio — resta il punto più fragile della sua posizione, e quello su cui si concentra la maggiore attenzione mediatica e investigativa.