Il mistero delle grotte sommerse delle Maldive continua a rivelare dettagli sempre più drammatici sulla morte dei cinque sub italiani scomparsi durante un’immersione scientifica a decine di metri di profondità.
Le ultime informazioni arrivate dagli speleosub impegnati nelle operazioni di recupero starebbero infatti delineando una dinamica tragica fatta di disorientamento, oscurità improvvisa e tentativi disperati di trovare una via di uscita in un ambiente diventato improvvisamente una trappola mortale.
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Secondo quanto emerso nelle ultime ore, i quattro corpi ancora dispersi sarebbero stati localizzati all’interno di un cunicolo cieco collegato alla seconda cavità del sistema di grotte sommerse di Dhekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu.
Il ritrovamento nella grotta sommersa

A individuare i corpi sono stati gli speleosub finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, arrivati nelle Maldive per partecipare alle delicate operazioni di ricerca coordinate con DAN Europe.
Secondo le prime ricostruzioni, Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri sarebbero stati trovati uno dietro l’altro all’interno del passaggio sommerso.
Una posizione che, secondo gli esperti, potrebbe indicare un disperato tentativo di seguire la stessa via di fuga mentre l’orientamento veniva progressivamente perso nel buio della grotta. Il corpo di Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo esperto delle Maldive, era invece stato recuperato già nelle prime ore delle ricerche in un tratto che collegava la prima e la seconda cavità.
L’ipotesi sull’errore fatale
Gli investigatori stanno cercando di capire cosa sia accaduto negli ultimi minuti dell’immersione.
Una delle ipotesi più accreditate è che il gruppo, dopo essere entrato nella seconda grotta, abbia improvvisamente perso visibilità a causa del sollevamento della sabbia dal fondale. In ambienti sommersi così profondi e stretti, bastano pochi movimenti per trasformare l’acqua in una nube completamente opaca.