domenica, Maggio 31

Beatrice uccisa di botte a 2 anni, Iannuzzi dal carcere: “Sono innocente”

Dal carcere arriva la voce di Manuel Iannuzzi, il compagno della madre di Beatrice, la bambina di due anni morta il 9 febbraio 2026 a Bordighera, in provincia di Imperia, dopo giorni di agonia. L’uomo, fermato sabato 30 maggio a Vallecrosia con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore, si dice sconvolto e respinge ogni addebito.

“Sono innocente”, fa sapere attraverso i suoi legali, gli avvocati Maria Gioffré e Cristian Urbini, che hanno chiesto copia degli atti e attendono di visionarli prima dell’interrogatorio. Nel frattempo, gli elementi che emergono dall’inchiesta dei carabinieri raccontano una storia ben diversa da quella che Iannuzzi vorrebbe far credere.

La testimonianza della sorellina: urla, sangue e labbra viola

Il dettaglio più devastante dell’intera vicenda arriva da chi era presente e non ha potuto fare nulla: la sorella maggiore di Beatrice, nove anni. La bambina ha raccontato agli inquirenti quello che ha vissuto nella casa di Perinaldo, in provincia di Imperia, dove si è consumato l’orrore. Una testimonianza che, secondo quanto sta emergendo, è di una precisione e di una lucidità che hanno lasciato senza parole anche gli investigatori più esperti.

La piccola avrebbe descritto le urla di Beatrice mentre si trovava sola con Iannuzzi, il sangue dal naso, i conati e le labbra viola nei giorni di agonia che hanno preceduto la morte. Una bambina che agonizzava, mentre nessuno allertava il 118. Nessuno chiamava i soccorsi. Nessuno interrompeva quello che stava accadendo.

La mattina del 9 febbraio: “È successo un casino, dovete mentire”

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, la mattina del decesso, il 9 febbraio 2026, Iannuzzi avrebbe svegliato le bambine con parole che lasciano poco spazio all’interpretazione: “È successo un casino.” Non un’ammissione, non una richiesta di aiuto, non una corsa ai soccorsi. Una comunicazione di emergenza rivolta a bambine di 9 e 8 anni, seguita da qualcosa di ancora più grave.

Secondo le indagini, durante il tragitto verso Bordighera, dove i soccorsi si sono poi rivelati inutili per Beatrice, Iannuzzi avrebbe istruito le bambine a mentire agli investigatori. Un tentativo di costruire una versione alternativa dei fatti prima ancora che le autorità arrivassero sul posto. Sono state le stesse bambine, in seguito, a raccontare questo dettaglio agli inquirenti.

L’impianto accusatorio: un castello di menzogne

Iannuzzi si trova in carcere con la stessa accusa che pesa sulla madre della bambina, Emanuela Aiello, 44 anni, anch’essa detenuta: maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Secondo la Procura, i due hanno agito in modo complementare: Aiello avrebbe non solo picchiato direttamente la figlia, ma anche assistito impassibile alle violenze perpetrate dal compagno, senza mai intervenire. Insieme, avrebbero poi costruito quello che gli inquirenti definiscono un “castello di menzogne” per sviare i sospetti e ostacolare le indagini.

Il racconto della sorellina maggiore è la testimonianza più diretta di ciò che accadeva tra quelle mura. Ma non è l’unica: anche la seconda figlia di Aiello, di 8 anni, avrebbe fornito elementi agli investigatori, confermando un clima di violenza e paura che era diventato la normalità quotidiana in quella famiglia.

Il padre di Beatrice: “Sono distrutto, voglio riabbracciare le mie figlie”

In questa vicenda c’è anche un padre. Il padre biologico di Beatrice, anch’egli attualmente detenuto per ragioni indipendenti da questa vicenda, ha appreso della morte della figlia dal carcere. Le sue parole, affidate ai media, sono quelle di un uomo distrutto: “Sono distrutto, voglio solo riabbracciare le mie due figlie.” Un dolore che si somma a quello di una storia in cui le vittime sono state, dall’inizio alla fine, sempre e solo i bambini.

Le indagini e i prossimi passi

L’interrogatorio di garanzia di Emanuela Aiello è fissato per il 3 giugno nel carcere di Pontedecimo. Quello di Iannuzzi seguirà dopo che i legali avranno visionato gli atti. Entrambi gli indagati al momento respingono le accuse, ma il materiale nelle mani degli inquirenti — incluse le testimonianze delle bambine sopravvissute — disegna un quadro che sarà difficile da smontare in sede processuale.

Beatrice aveva due anni. È morta il 9 febbraio 2026. Le persone che avrebbero dovuto proteggerla erano quelle che le stavano intorno. È questa la verità più dura che questa storia lascia dietro di sé.

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