mercoledì, Giugno 17

Sorelle scomparse, la pista dei telefoni: tre numeri nel mirino e l’ipotesi del rifugio segreto

Le indagini sulla scomparsa di Alisya e Sarah, le due sorelle di 16 e 12 anni svanite nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla comunità “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, sono entrate in una fase cruciale. Il lavoro degli inquirenti si concentra ora su una serie di tracce tecnologiche ben precise.

La pista dei tre cellulari

Le ricerche delle due sorelle scomparse nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

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Tre numeri di telefono sono finiti al centro dell’attenzione degli investigatori. Due di queste schede risulterebbero inattive da circa 72 ore, ma i tabulati dimostrerebbero che hanno continuato ad agganciare la rete mobile per almeno quattro giorni dopo la scomparsa.

Le due minori avrebbero con sé almeno due dispositivi, uno dei quali formalmente intestato a un parente. Il segnale, inizialmente localizzato dai ripetitori nell’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, si sarebbe interrotto definitivamente intorno a mercoledì. Un elemento che gli inquirenti stanno analizzando con attenzione.

La task-force sul territorio

Nel frattempo, sul territorio si è attivata una vera e propria task-force. Circa 50 uomini tra vigili del fuoco, protezione civile, soccorso alpino e specialisti della Guardia di finanza stanno setacciando l’intera area protetta montana: rifugi in quota, casolari isolati, grotte e persino il cimitero locale.

La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per sottrazione e abbandono di minori, mentre si approfondisce il recente passato familiare delle due sorelle. Di recente, il Tribunale di Cassino aveva disposto un graduale ritorno delle figlie dal padre, decisione che le ragazze avrebbero scoperto solo pochi giorni prima di sparire, lasciando nella loro stanza alcuni biglietti definiti “codici”.

Le parole del fidanzato

A fornire elementi dettagliati è il fidanzato diciottenne della maggiore, che ha incontrato le ragazze poche ore prima dell’allontanamento. Il giovane esclude categoricamente l’ipotesi di un gesto d’impulso, concentrandosi sulla possibilità che le due nascondessero dei telefoni e avessero pianificato tutto nei minimi dettagli.

“Sabato pomeriggio abbiamo fatto un giro in paese, erano tranquille. Poi sono tornato a lavorare e loro sono andate a casa”, ha raccontato, ancora scosso. Secondo lui, il silenzio dei cellulari ufficiali non escluderebbe l’uso di dispositivi alternativi non censiti. Si tratta, in ogni caso, di dichiarazioni di un testimone, da riscontrare.

L’ipotesi del rifugio in montagna

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