mercoledì, Luglio 8

Caso ricina, l’autopsia sulle vittime: “Una morte violenta”. Le indagini su due filoni

Emergono nuovi dettagli sulla vicenda che ha portato alla morte di una madre e della figlia quindicenne, al centro di un’inchiesta particolarmente delicata. A ricostruire il devastante decorso clinico è il gastroenterologo Francesco Laterza, componente del collegio di esperti incaricato dalla Procura di Larino di redigere la perizia medico-legale. “È stata una morte violenta”, afferma lo specialista, che ha seguito il caso sin dalle prime fasi investigative.

Il doppio binario delle indagini

Pietracatella, in provincia di Campobasso, teatro del giallo del duplice avvelenamento con la ricina

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Laterza, medico dell’ospedale di Chieti, aveva preso parte anche all’autopsia eseguita il 31 dicembre 2025, quando l’ipotesi prevalente era ancora quella di una grave intossicazione alimentare. In quella fase l’inchiesta si concentrava sul possibile omicidio colposo, con alcuni medici ospedalieri iscritti nel registro degli indagati. Solo in seguito, con l’emergere dell’ipotesi dell’avvelenamento da ricina, gli accertamenti si sono estesi a un secondo filone investigativo per omicidio premeditato.

Lo specialista chiarisce come i due percorsi investigativi non si sovrappongano, ma procedano in parallelo: “Non c’è stato nessuno spostamento. Sono due tronconi che vanno in parallelo con altrettanti quesiti specifici posti dalla Procura. Il primo è relativo all’omicidio per colpa medica, il secondo per omicidio premeditato da avvelenamento. Il mio ruolo ha riguardato, e riguarda, il primo quesito. Quindi l’uno non esclude l’altro, vanno di pari passo”. Va ricordato che, per tutte le persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta, vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Il nodo dei protocolli sanitari

Secondo il gastroenterologo, il punto centrale del primo filone non consiste nello stabilire se fosse possibile individuare subito la presenza della ricina, bensì nel verificare la correttezza dell’operato sanitario: “A prescindere da che cosa sia stato, dobbiamo chiarire se i medici davanti a quel caso clinico hanno seguito linee guida e protocolli precisi. Questo non significa fare la diagnosi. In questi casi bisogna accertare se la paziente arrivata in pronto soccorso con determinati sintomi è stata trattata nel modo giusto oppure è stata mandata a casa”.

La difficoltà di riconoscere l’avvelenamento

Laterza evidenzia come una tossinfezione alimentare e un avvelenamento possano manifestarsi inizialmente con sintomi molto simili. Nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e malessere generale rappresentano segnali comuni a diverse condizioni cliniche, motivo per cui una diagnosi immediata può risultare complessa. Lo specialista distingue però le due situazioni: la tossinfezione deriva dall’ingestione di alimenti contaminati da tossine prodotte da microrganismi, mentre l’intossicazione da ricina è provocata da un agente tossico esterno.

Nel caso delle due vittime, il quadro clinico era aggravato dalla presenza di gravi lesioni della mucosa gastrointestinale. Anche questo elemento, spiega il medico, non è sufficiente da solo a indirizzare subito verso la ricina, perché alcune infezioni particolarmente aggressive possono provocare danni analoghi. Per questo motivo vengono eseguite prima analisi microbiologiche e colture sui campioni biologici, procedendo con la ricerca di sostanze tossiche solo quando queste risultano negative.

Il ricordo dell’autopsia

Alla domanda se oggi riuscirebbe a riconoscere un caso di avvelenamento da ricina al primo impatto, Laterza risponde con sincerità: “No. Ma adesso forse ci penserei”. Tra gli aspetti che più lo hanno segnato resta il ricordo dell’esame autoptico eseguito sulla giovane vittima: “Assistere all’autopsia di una ragazzina di 15 anni. Una vita così giovane, persa in quella maniera, non si scorda. È stata una morte violenta”.

Un’inchiesta ancora aperta

Le indagini proseguono ora su entrambi i fronti, con la Procura impegnata a fare piena luce sia sull’eventuale responsabilità sanitaria sia sull’ipotesi dell’avvelenamento premeditato. Saranno gli ulteriori accertamenti tecnici a chiarire con precisione le circostanze che hanno condotto alla tragica morte delle due vittime.