Continua a tenere banco sulle pagine dei quotidiani italiani l’inchiesta sull’attentato dinamitardo esploso lo scorso ottobre fuori dall’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Nelle ultime ore l’attenzione si è concentrata su un possibile risvolto politico della vicenda, emerso da un lungo colloquio rilasciato da Valter Lavitola al quotidiano La Verità.
La posizione di Lavitola

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Lavitola, ex editore e imprenditore diventato negli anni molto amico di Ranucci, è indagato dalla Procura di Roma con l’ipotesi di essere il mandante dell’ordigno collocato dai quattro presunti esecutori arrestati lo scorso 30 giugno. È bene ricordare che si tratta di un’ipotesi accusatoria e che nei suoi confronti vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Davanti ai pm, il faccendiere si è avvalso della facoltà di non rispondere, ribadendo però di essere del tutto estraneo all’attentato. Lavitola ha inoltre definito il proprio legame con Ranucci come “strettissimo e incompatibile con qualsiasi movente”.
Il progetto del sondaggio
Nel colloquio con La Verità, Lavitola ha raccontato di aver lavorato a un progetto che avrebbe voluto lanciare Ranucci come possibile candidato premier per il centrosinistra. Secondo la sua ricostruzione, aveva preso visione dei risultati di alcune ricerche, da lui attribuite a “persone di assoluta credibilità”, che avrebbero indicato nel conduttore un potenziale valore aggiunto per la coalizione progressista.
Lavitola ha spiegato di aver mostrato quei primi numeri, da lui stesso giudicati “esagerati”, a una persona di sua fiducia, per poi tentare di parlarne con Ranucci durante le festività natalizie, ricevendo però un netto rifiuto. A giugno avrebbe rilanciato commissionando un vero e proprio sondaggio, con domande riviste dallo stesso Ranucci, come confermato dal conduttore. La rilevazione sarebbe stata poi interrotta subito dopo gli arresti dei presunti esecutori, a causa dell’eccessiva esposizione mediatica del caso.
La versione di Ranucci
Interpellato sulla vicenda, Ranucci ha confermato di aver ricevuto da Lavitola una griglia di domande da correggere, scritta da altri, ma ha negato con fermezza di aver mai preso in considerazione una discesa in campo politica. Il giornalista ha anzi ribadito di aver rifiutato analoghe proposte, sottolineando in più occasioni come per lui “Report vale di più della presidenza del Consiglio”.
Lavitola smonta il movente politico
Lo stesso Lavitola, nel colloquio, ha cercato di ridimensionare l’ipotesi di un movente politico dietro l’attentato. Il faccendiere ha fatto notare come l’ordigno risalga a ottobre, mentre il sondaggio sarebbe partito solo a giugno, una sequenza temporale che a suo dire non avrebbe senso se l’obiettivo fosse stato costruire un caso politico. Ha inoltre osservato come, per sfruttare un attentato a fini elettorali, questo avrebbe dovuto collocarsi in piena campagna elettorale.
Entrambi i protagonisti hanno escluso con decisione qualsiasi ipotesi di accordo tra loro, un’insinuazione circolata sui social ma che nessuno dei due riconosce come fondata.
Il futuro di Report
Sul fronte del programma, secondo le indiscrezioni riportate dalla stampa, Report proseguirebbe la propria attività con o senza Ranucci. Tra i nomi indicati per un’eventuale successione alla conduzione figurerebbe quello di Federico Ruffo, giornalista interno Rai cresciuto professionalmente nella trasmissione sotto la guida di Milena Gabanelli. Si tratta, al momento, di semplici ipotesi non confermate ufficialmente.
Sullo sfondo resta la denuncia dello stesso Ranucci, che ha accusato la Procura di Roma di non aver approfondito a sufficienza il possibile legame tra l’attentato e le inchieste di Report sulla criminalità organizzata, annunciando ulteriori sviluppi nei prossimi mesi.