Mario Roggero resta in carcere. L’Ufficio di Sorveglianza di Torino ha respinto l’istanza con cui la difesa del gioielliere chiedeva un differimento della pena, dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo durante la rapina avvenuta nel suo negozio di Grinzane Cavour, nel 2021.
Il provvedimento rappresenta un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria che continua a dividere l’opinione pubblica e che, nelle ultime settimane, ha alimentato un acceso dibattito sul tema della legittima difesa e della proporzionalità della pena.
Leggi anche:Tamponamento a catena sulla Valsugana, due feriti: statale 47 chiusa e traffico in tilt
Leggi anche:Schianto violentissimo contro lo spartitraffico: morte atroce
Leggi anche:Malore in acqua, bimbo di 5 anni muore in piscina
Perché è stata respinta la richiesta

Nel decreto firmato dal magistrato di sorveglianza viene spiegato che, allo stato attuale, non sussistono le condizioni necessarie per adottare un provvedimento urgente di differimento della pena. Secondo il giudice, infatti, non sono emerse quelle circostanze di necessità e urgenza richieste dalla normativa per una decisione cautelare immediata.
La richiesta era stata presentata dalla difesa nei giorni scorsi, mentre parallelamente resta aperta la procedura relativa all’eventuale concessione di altre misure previste dall’ordinamento penitenziario.
Cosa succede ora
Con il rigetto dell’istanza, gli atti verranno trasmessi agli organi competenti, chiamati a esaminare nel merito la posizione del gioielliere. L’iter giudiziario, quindi, non può dirsi concluso: saranno le autorità competenti a pronunciarsi sui successivi passaggi della procedura.
Nel frattempo Roggero continuerà a scontare la pena nel carcere di Bollate, dove si trova detenuto da quando la condanna è diventata definitiva. Una permanenza che, salvo sviluppi, proseguirà almeno fino alle prossime decisioni.
La reazione della famiglia
La decisione è stata accolta con amarezza dai familiari del gioielliere, che continuano a confidare in una soluzione alternativa alla detenzione. Nei giorni scorsi la famiglia aveva ribadito la volontà di proseguire ogni iniziativa consentita dalla legge.
La speranza è che possano essere valutate altre possibilità, come la detenzione domiciliare o un eventuale provvedimento di clemenza, tema su cui il dibattito pubblico resta particolarmente acceso. Per il momento, però, la strada indicata dall’Ufficio di Sorveglianza è chiara e il gioielliere resta dietro le sbarre.