Dopo giorni sotto i riflettori, la famiglia di Mario Roggero sceglie il silenzio. Il gioielliere cuneese si trova nel carcere di Bollate da quando la condanna a 14 anni e 9 mesi è diventata definitiva, e a poche ore dalla decisione dell’Ufficio di Sorveglianza di Torino che ha respinto la richiesta di differimento della pena, i suoi familiari hanno affidato ai social un messaggio.
Un testo con cui ringraziano quanti sono stati loro vicini in queste settimane e annunciano, al tempo stesso, una scelta precisa per il periodo che verrà.
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Il messaggio pubblicato sui social

«Ci sono momenti in cui le parole sembrano non bastare, e forse questo è uno di quei momenti», si legge nel post. «In questi mesi abbiamo ricevuto qualcosa che non dimenticheremo mai: l’affetto di milioni di persone che, pur non conoscendoci, hanno scelto di esserci».
La famiglia elenca poi i gesti ricevuti: «C’è chi ha dedicato una preghiera a Mario. Chi ci ha scritto parole capaci di dare conforto. Chi ha telefonato. Chi ci ha teso una mano con un aiuto concreto». Ogni gesto, aggiungono, «piccolo o grande, ci ha ricordato che l’umanità esiste ancora».
“Da oggi un periodo di silenzio”
Nel messaggio c’è anche un passaggio che va oltre le opinioni sul caso: «Al di là delle idee, delle opinioni e delle differenze, abbiamo incontrato persone che hanno scelto di guardare prima di tutto il lato umano di questa storia. A ciascuno di voi va il nostro grazie più sincero».
Infine l’annuncio: «Da oggi, per rispetto di questo momento e della nostra famiglia, le pagine ufficiali osserveranno un periodo di silenzio. Grazie davvero». Una decisione che segna una pausa nella comunicazione pubblica dopo settimane di grande esposizione mediatica.
Il contesto della scelta
Il messaggio arriva in un momento delicato del percorso giudiziario. L’Ufficio di Sorveglianza di Torino ha infatti respinto l’istanza con cui la difesa chiedeva il differimento della pena, non ravvisando le condizioni di necessità e urgenza previste dalla normativa.
Nel frattempo la vicenda resta al centro del dibattito pubblico, tra il tema della legittima difesa e quello dei risarcimenti alle famiglie delle vittime. Con questa scelta, i familiari sembrano voler prendere le distanze dal clamore, riservandosi di proseguire per le vie legali le iniziative consentite dall’ordinamento.