mercoledì, Luglio 29

Meloni al Quirinale, Cacciari spiazza tutti: “Non mi scandalizzerebbe, è la conclusione logica”. La replica di Schlein

La suggestione di Giorgia Meloni al Quirinale continua ad agitare il dibattito politico italiano. Tutto è partito dalle parole della stessa presidente del Consiglio, che nelle scorse settimane aveva aperto uno spiraglio destinato a far discutere: «Un presidente di centrodestra al Quirinale? Non è detto che non si possa superare questo tabù». Una frase che aveva scatenato la dura reazione delle opposizioni, con l’accusa alla maggioranza di voler occupare tutte le principali istituzioni dello Stato. Ora, però, ad alimentare la discussione arriva una voce inattesa: quella del filosofo Massimo Cacciari.

Intervenendo in collegamento con L’Aria che tira, su La7, l’ex sindaco di Venezia ha sorpreso molti con una posizione tutt’altro che allineata al fronte progressista. E le sue parole stanno già facendo il giro dei social.

Cacciari: “Sarebbe la conclusione logica della politica italiana”

«Meloni al Colle? È una cosa che non mi scandalizza, non mi scandalizzerei minimamente»

, ha dichiarato il filosofo, spiazzando conduttrice e ospiti. Ma è nella spiegazione che Cacciari ha affondato il colpo, leggendo l’ipotesi come l’esito naturale di un percorso storico decennale.

«Sotto certi aspetti mi sembrerebbe la conclusione logica della deriva o della traiettoria della politica italiana nel corso degli ultimi decenni», ha aggiunto. «Meloni viene da una storia che via via ha ottenuto posti di potere sempre più importanti. È del tutto logico che gli eredi di coloro che erano contro la Costituzione diventino Presidenti della Repubblica». Un’analisi tagliente, che non suona come un endorsement ma come una fotografia impietosa dell’evoluzione del sistema politico nazionale.

La replica di Schlein: “L’ossessione della destra per il potere”

Di tutt’altro avviso la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, intervenuta sul tema dopo le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, che aveva a sua volta evocato una futura candidatura della premier al Colle. Per la leader dem, quelle parole rappresentano «la grande ossessione della destra per il potere».

Ma Schlein è andata oltre, collegando la partita del Quirinale alla riforma della legge elettorale. «Prima di La Russa anche Meloni ha chiarito l’obiettivo: siccome hanno perso il referendum sulla giustizia hanno abbandonato il premierato per non fare un altro referendum, ma stanno cercando di realizzare il premierato attraverso una pessima legge elettorale che con un premio di maggioranza abnorme potrebbe addirittura consentire di eleggersi da soli il Presidente della Repubblica», ha attaccato la segretaria del Pd.

Uno scenario che divide: cosa può succedere ora

Il tema, dunque, resta apertissimo e destinato a tornare ciclicamente al centro del dibattito. Da una parte c’è chi considera fisiologico che, dopo anni di alternanza al governo, anche il centrodestra possa ambire alla più alta carica dello Stato. Dall’altra, le opposizioni intravedono in questa prospettiva il rischio di un eccessivo accentramento del potere istituzionale nelle mani di un’unica area politica.

Va però ricordato un punto fermo: al momento non esiste alcuna candidatura formalmente in campo. Si tratta di uno scenario politico, alimentato da dichiarazioni e suggestioni. Ma la discussione innescata dalle parole di Meloni, e ora rilanciata dall’analisi di Cacciari, dimostra che la partita per il Colle, per quanto lontana, è già cominciata.